Questa sono io

Questa sono io

La mattina Sabine quando si alza subito inizia stiracchiandosi. E poi, immediatamente, si osserva: colore della pelle, ricrescita, numero di rughe. Fronte, contorno occhi, labbra, collo, décolleté… Vista da lontano… Da vicino… Poi si misura: peso, altezza, tenuta muscolare. E poi interviene. Siero: viso, occhi, labbra, collo, décolleté. Crema: viso, occhi, labbra, collo, décolleté. Rassodante: viso, pancia, cosce, collo, décolleté. Anti-smagliature: cosce, pancia, collo, décolleté. Anti-cellulite: cosce, pancia, collo, décolleté. Antirughe concentrato: viso, occhi, labbra, collo, décolleté. Décolleté, décolleté, décolleté, décolleté, décolleté, décolleté, décolleté! Non è possibile. Non si dà pace. Da quanto va avanti questa storia, si chiede. Le mail del capo, le news dal mercato, le foto delle collezioni… Queste sono le scuse di Guido. E invece altro che collezioni e campionari: o meglio sì, ma di svergognate. In chat. Sui social network. Dappertutto. Apposta sta ventiquattr’ore su ventiquattro attaccato a cellulare, laptop e compagnia bella, altro che storie. E ha pure il coraggio di dire che nella vita e nel rapporto di coppia ci vuole fiducia… Ma fiducia di che? Chicca è distrutta: non è il Guido che ha incontrato all’università, non è il Guido del primo bacio, della scossa in fondo alla schiena, l’uomo della sua vita, quello per cui la mamma le ha detto che ci avrebbe messo anni a perdonarla e che era una svergognata perché la sua unica figlia non solo non si sposava vergine, ma pure incinta…

Armida è la nonna. Una ottantenne che parla con forte accento ligure. È anziana, cade, e dopo qualche giorno in ospedale come da migliore tradizione menefreghista la sbattono in ospizio. Anche perché così la nuora, Sabine, una francese avida, fedifraga, vacua, cattiva, nevrotica pazza egoista, che pensa solo a non sfiorire del tutto a suon di creme e maschere mentre l’età inesorabile per lei come per tutti avanza, può nel frattempo vendere la di lei casa. E poi il posto dov’è stata abbandonata è di lusso, pagano 3000 euro al mese (certo non Sabine, ma il marito perennemente a Bruxelles, Aldo)! Solo che Armida, giustamente, vuole darsela a gambe levate, nei limiti del possibile… Monica invece è la nipote, venticinquenne, precaria e abbastanza arrabbiata col mondo. Che un giorno però riceve una lettera da Carmé, l’amico della nonna che Monica non va mai a trovare, il terzo regalo che a dire di Armida la vita le ha fatto dopo il figlio e la vedovanza, e cambia atteggiamento… Chicca dal canto suo è la moglie di Guido. Di cui un giorno scopre nel cellulare la tresca del marito con una giovinetta di costumi niente affatto difficili (anzi, il preferito è quello adamitico) che gli manda foto molto più che intime. È non è la sola. Il che, tra la lavatrice, l’asse da stiro e le mille premure per cui non riceve mai nemmeno l’anticamera di un grazie, la spinge a riflettere, in primo luogo su di sé… Vecchia sarai tu! e Svergognata sono due bellissimi testi teatrali (il primo scritto insieme a Francesco Brandi) di Antonella Questa (divertente il gioco di parole nel titolo della raccolta), autrice, traduttrice e regista che con intensità, intelligenza, brillantezza, ironia, credibilità, totale assenza di retorica e nessun buonismo, pietismo, lamentoso disfattismo o falso pudore apre una finestra di amaro e consapevole umorismo sull’anima, il corpo e l’esistenza delle donne, rivendicando giustamente con forza l’inalienabile diritto alla felicità.



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