Per questo ho vissuto

Per questo ho vissuto

Sami nasce nel 1930, a Rodi. L’isola è un’oasi di pace e tranquillità e viene chiamata da tutti “l’isola delle rose” per il profumo che ne pervade ogni angolo. Il padre Giacobbe, originario di Salonicco, ha tentato fortuna in America con il nonno Samuel ma successivamente il richiamo della terra natia è stato più forte. Aprono così un negozietto di souvenir e piccoli oggetti in piazza Ukimadu, la Piazza Bruciata, e la vita scorre lenta e piacevole. L’isola di Rodi, dal 1912, è sotto la guida di un governatore italiano e la comunità ebraica conta circa cinquemila individui. La famiglia di Sami vive nella Giudrìa, il quartiere ebraico, e la comunità è perfettamente integrata nella vita dell’isola. Gli ebrei dell’isola non hanno bisogno neppure di ostentare i propri simboli o i propri particolari costumi dato che a Rodi tutti vivono in armonia. Nel 1938 tutto però cambia improvvisamente. Sami se ne accorge perché il primo giorno del nuovo anno scolastico, a otto anni e mezzo, viene convocato dal preside e viene espulso dalla scuola senza spiegazioni. Le leggi razziali hanno colpito anche Rodi e per la comunità ebraica è l’inizio della fine. Gli orrori della guerra sono senza fine e l’8 settembre del 1943 l’isola cade in mano ai tedeschi. Partono gli arresti, i rastrellamenti e le deportazioni e Sami, a soli dodici anni, con tutta la famiglia si ritroverà nel campo di Auschwitz-Birkenau. Si è addormentato come un bambino e si è risvegliato come un pericoloso ebreo da eliminare a tutti i costi...

Sami Modiano è uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz. È da molti anni che racconta nelle scuole la sua terribile esperienza, anche attraverso i cosiddetti “Viaggi della Memoria”. Si occupa anche della preservazione della sinagoga di Rodi per mantenere in vita la memoria della sua comunità. Per molti anni è rimasto in silenzio perché anche solo il ricordo dei giorni della deportazione e della permanenza nel campo di sterminio dove ha perso tutta la sua famiglia è devastante. Sami poi però ha compreso che è sopravvissuto a quell’orrore proprio per poterlo raccontare ai posteri e perché non si potesse ripetere mai più una tragedia simile. Il suo racconto è sì profondo e terribile ma fatto di pensieri corti e parole semplici. Un flusso di coscienza che parte dall’infanzia felice sull’isola greca fino alla distruzione della sua vita per motivi apparentemente incomprensibili. Immagini sbiadite che rendono alla perfezione il senso di smarrimento di un bambino di dodici anni catapultato in una realtà simile. Un prezioso racconto di prima mano da preservare con cura e da rammentare ogni giorno. I diritti d’autore di questo libro sono stati interamente devoluti al Museo della Shoah di Roma.



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