Racconti dell’incubo e del mistero

Racconti dell’incubo e del mistero

Una serata culturale organizzata tra amici: discussioni, bevute e risate. Arriva un ritardatario e tira fuori dalla tasca una mano nera, raggrinzita e spaventosamente lunga, è stata mozzata dal braccio di uno stregone. Raccapriccio generale, ma lui insiste, la vuole portare a casa per appenderla al campanello, servirà a scacciare seccatori e creditori. Passa una notte agitata, funestata incubi e presagi, ignora che quello stregone è disposto ad uccidere per ricongiungersi con la sua mano. Alle sei viene a svegliarlo il servo, dicendo che il suo amico Pierre è stato assassinato... In un angolo del giardino di un manicomio un uomo alto e magro continua a chiamare con voce dolce e battendo la mano sulla coscia un cane inesistente, “Cocotte, Cocottina mia”, ma chi è? È François, il cocchiere di una benestante famiglia che vive in una villa con parco sulla Senna. Una sera tornando a casa una cagna, scheletrica, inizia a seguirlo, la scaccia in tutti i modi, ma la povera bestia continua a seguirlo ostinatamente. Alla fine lui si arrende e la prende in casa, la nutre e la cura. Il padrone però è infastidito dall’invasione dei cani in amore che scorrazzano rumorosamente per il parco e intima al cocchiere di liberarsi della cagnetta, pena il licenziamento... Monsieur Bermutier, giudice istruttore ad Ajaccio, è alle prese con un delitto davvero singolare e violento. Sir John Rowell, uomo solitario e appassionato di carabine e pistole, è stato strangolato. Lo ha conosciuto tempo prima spinto dalla curiosità e dai pettegolezzi che circolavano sul suo conto. Rowell aveva viaggiato in Africa, in America e in India per cacciare animali, ma adesso viveva in solitudine con la servitù. Nel salotto della sua casa, tappezzato di seta giapponese nera con ricami d’oro alle pareti c’è un ritaglio di velluto rosso con una mano nera disseccata, unghie gialle e sangue rappreso, fissata al muro da una robusta catena, è la mano del più grande nemico di John. Nessuno è sospettato e le indagini si fermano, ma tre mesi dopo il delitto una mano cammina come uno scorpione... Nella bianca e spoglia cella di un manicomio parigino un uomo, ormai l’ombra di sé stesso, si arrovella rabbiosamente col suo pensiero fisso. Fino a trentadue anni ha vissuto felicemente, era benestante, aveva amanti, ma mai legami duraturi. Collezionava pezzi d’antiquariato e provava piacere ad immaginare chi avesse posseduto quegli oggetti, specie se donne. Il suo ultimo acquisto, un mobile italiano del XVII secolo, gli è stato fatale, in uno scomparto segreto ha trovato una splendente treccia bionda di donna legata con una catenella d’oro... È il 17 luglio 1883 e il custode del cimitero di Béziers viene svegliato alle due e mezzo del mattino dall’abbaiare furioso del suo cane. Prende il fucile ed esce con cautela, in un vialetto scorge un lumino acceso, si avvicina alla tomba di una giovane donna che è stata seppellita il giorno prima, la trova aperta. Un uomo ha dissotterrato il cadavere e le sta accarezzando i capelli. È Courbataille, un giovane avvocato della città, ricco e stimato, la donna era la sua amante. Arrestato e accusato di profanazione di cadavere, durante il processo non vuole difensori, da solo fa la sua deposizione...

Guy de Maupassant è stato uno dei massimi scrittori dell’Ottocento francese ed è considerato uno dei più grandi autori di narrativa breve di ogni tempo. Questi racconti, prima di essere raccolti insieme in volume, furono pubblicati singolarmente su quotidiani d’importante tiratura dell’epoca come “Le Gaulois”, “Gil Blas”, “L’Echo” e “Le Figaro”. Maupassant ha dovuto utilizzare la forma breve, imposta dalla stampa e per sedurre e persuadere i lettori ha ripreso sovente materiale offerto dall'attualità, i fatti di cronaca, anche nera. Spesso ricicla il materiale narrativo da un testo all’altro, consistenti inserzioni dai racconti nei romanzi o viceversa e se le situazioni possono ripetersi, il punto di vista cambia. Un plauso va dato a Luca Salvatori per la sua traduzione intensa ed asciutta, che porta il lettore in nebbiose atmosfere senza distrazioni. Altro pregio sono le note al testo approfondite e interessanti, che se lette durante il racconto possono spezzare il ritmo, ma aprono percorsi di lettura e approfondimenti. Per chiarire questo punto abbiamo interpellato proprio Luca Salvatori: “L'apparato di note è vòlto a fornire al lettore tutte le informazioni – storiche, geografiche, filologiche, linguistiche, stilistiche e letterarie – indispensabili non soltanto alla piena comprensione del testo e ad aiutarlo a penetrare la densa ambiguità e polivalenza del lessico di un particolare scrittore, di Maupassant in questo caso, ma anche a suggerirgli percorsi di lettura non scontati e a volte perfino devianti. Le note, in pratica, sono un ulteriore strumento messo a disposizione per chiunque voglia approfondire determinati aspetti; aprono ulteriori porte; porte che, beninteso, possono tranquillamente lasciate chiuse. Per quanto mi riguarda è l'aspetto del mio lavoro che mi affascina di più, oltre ad essere quello più faticoso”.



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