Raphael

Raphael

È con un fastidio mal celato che gli uomini della corte di Akbar guardano il loro sultano. Il Gran Mogol dell’Impero Mughul non è più nella sua pelle: ha organizzato un seminario interreligioso per portare avanti quella blasfema idea di dialogo tra tutte le religioni presenti nel Regno. Una riforma religiosa che Akbar ha reso pubblica qualche mese fa. Precisamente un venerdì, quando terminata la preghiera e nel silenzio generale della moschea di Jami Masjid, ha dichiarato che “in ogni religione c’è del buono e nessuna è migliore delle altre in qualcosa. Dio ama essere adorato e venerato nelle forme e nei modi più diversi”. Parole interpretate come una bestemmia dalla comunità musulmana e che hanno creato non pochi disordini: non solo le accuse di apostasia ma addirittura la dichiarazione di guerra dal Vicerè di Kabul Muhammad Akin Mirza. Ma a quel progetto di dialogo e di apertura verso le altre regioni Akbar non ha intenzione di rinunciare, anzi. Per quell’incontro ha riunito non solo gli esponenti delle maggiori religioni ma anche di quelle minori: Faizi, musulmano, suo consigliere e amico; il rabbino Eli Barach; l’induista Faarooq Layapurna, il gesuita padre Gonçalo Gomes e anche altri esponenti delle religioni minori ma ancora ricche di proseliti in India come Atash Kaikhosru, della comunità zoroastriana. E non a caso Akbar ha scelto l’argomento del giorno, gli angeli, entità presenti in ognuna di quelle fedi...

Raphael è l’esordio narrativo di Giuliano Pisani, filologo classico e storico dell’arte ideatore del Premio Campiello Giovani; conosciuto soprattutto per il lavoro di traduzione e divulgazione delle opere di Plutarco e Platone, nel 2009 ha vinto il Premio del Libraio Città di Padova con I volti segreti di Giotto, in cui dava una lettura del tutto innovativa ai dipinti presenti nella Cappella degli Scrovegni. E l’arte, e in particolare un dipinto di Raffaello, è l’elemento cardine anche di questa bella storia, nata dalla curiosità – secondo le parole dell’autore – dopo la ricezione di “una mail con alcune foto allegate [...], tre particolari di un dipinto in condizioni decisamente precarie, in cui si poteva riconoscere il Le Grand Saint Michel del Louvre. La tela si dice provenga dall’India. Le ricerche sul Raffaello “indiano” restano ancora oggi aperte e lo hanno portato fino a Goa. Sono tre le vicende che, intrecciate tra di loro, offrono una valida struttura a questo romanzo: sono quella di Antoni de Montserrat, di Rodolfo Acquaviva e di Francisco Henríquez, tre gesuiti inviati alla corte di Akbar; quella del pittore Raffaello e quella di Giulio e Catherine. Lontane nel tempo e nello spazio – le prime due si svolgono a cavallo tra il 1500 e il 1600, l’ultima ai giorni nostri – ad unire questi tre filoni narrativi sarà un misterioso delitto. Una lettura che, nonostante la prima impressione di intricatezza, scorre molto agilmente catturando il lettore per i frequenti (ma mai pedanti) accenni storici e filologici presenti. Una storia che, prendendo in prestito un neologismo in uso soprattutto nel modo cinematografico e delle serie tv, potrebbe essere definita tranquillamente una “faction”: ovvero un sapiente amalgama tra realtà e finzione.



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