Ribon messaggero d’amore

Ribon messaggero d’amore

Sumire, l’eccentrica nonna di Hibari, ogni giorno siede sul dondolo di vimini in terrazzo per osservare gli uccelli. Dietro la loro casa si estende un’antica proprietà, quasi un bosco, e sul ramo di un maestoso albero, da loro chiamato Nonnino, c’è una casetta per gli uccelli. Sumire sta diventando anziana, non ha più la forza nelle braccia e la vista di una volta. Hibari ogni giorno al ritorno da scuola le fa compagnia, è sua nonna che ha scelto per lei questo nome quando appena nata l’ha presa in braccio, significa allodola. Le sue compagne di scuola non capiscono come si possa essere tanto amici di una persona così anziana, che mai ci sarà di così divertente da passarci i pomeriggi insieme senza uscire con loro a giocare. Sumire però non è una nonna come le altre, ha tanto da insegnare, è curiosa della vita, è stata una grande cantante e ha vissuto a Berlino negli anni Sessanta. In un assolato pomeriggio di ottobre Hibari sale sul balcone dalla nonna, non la trova, aspetta, la chiama forte ma non risponde, inizia a preoccuparsi, non vorrebbe si fosse sentita male. La sua voce tranquilla arriva dal piano di sotto: è in piedi davanti alla sua camera con un grande cappello rosso amaranto in testa. Hibari scende le scale a rotta di collo e si precipita da lei, non era mai entrata nella sua stanza, quello è territorio sacro in casa Nakazato. Timidamente si avvicina, c’è penombra, l’arredamento è per metà giapponese e per metà occidentale; sul pianoforte, che nessuno suona più, ci sono bambole in kimono e altre in eleganti vesti di foggia straniera, sembra la stanza di una principessa. Sumire sta per condividere un segreto con Hibari, si avvicina alla specchiera e si siede, la nipote dietro di lei la guarda, gli occhi meravigliosi della nonna – blu o verdi a seconda della luce – brillano in modo particolarmente intenso. D’un tratto solleva le mani ingioiellate verso la falda del cappello ornato di fiori e nastri e se lo toglie, i suoi capelli bianchi sembrano zucchero filato, poi infila di traverso nello chignon un termometro di vetro a mercurio e aspetta. Finita la misurazione la nonna apre lo chignon e prende un morbido piumino, come un pompon, con tre piccole uova dentro. Di recente c’è stato un tifone, evidentemente i genitori sono scappati via impauriti lasciando incustodite le uova, bisogna fare qualche cosa, continuare la cova, c’è ancora speranza...

Sumire e Hibari, prendendosi cura di quel piccolo uovo, fanno nascere un pappagallo calopsitta con un curioso ciuffo in capo, come gli antichi samurai, e due vistose chiazze arancioni all’altezza delle guance. Ribon lo chiamano, nastro, un nastro che le terrà legate per sempre. Ribon è il protagonista del romanzo: a chi vive con lui, porta serenità, amore e dolcezza, legando con questi sentimenti i vari personaggi del libro. Diventa un mezzo per superare le difficoltà, per andare avanti malgrado tutto, facendo sì che le piccole cose quotidiane riacquistino valore. Dalla gabbia lasciata aperta da Sumire, Ribon vola via per assolvere al suo compito, cambiando nome ad ogni nuovo incontro. È Haruto a donare speranza ad una giovane mamma depressa, che ha perso suo figlio, mortogli in grembo, posandosi sulla sua terrazza. È Banana a tornare alla vita, dopo essere stato trovato in un cassonetto, grazie alle cure di Torisu, che lavora con passione e dedizione alla Casa degli Uccelli. Diventa Suehiro per dare la forza di vivere, dipingere e accettare un nuovo lavoro a Mihoko, pittrice, condannata dalla malattia a pochi mesi di vita. Ribon prosegue la sua missione, riporta la serenità nella famiglia di un giovane vedovo, che trova una nuova sposa e la gioia dei suoi bambini. Come in un moto circolare alla fine del romanzo torna Hibari: sarà lei a chiudere la storia. I sentimenti che legano nonna e nipote sono forti e Sumire le rivela i suoi segreti più cari, come quell’amore tedesco che ha dovuto lasciare, Hans, il fornaio berlinese dal quale era stata separata in una sola notte dalla costruzione del muro. Ribon è nato schiudendo il suo guscio il 9 novembre 1989, lo stesso giorno in cui è caduto il muro di Berlino, questa frontiera insormontabile, che ha impedito a Sumire e Hans di ritrovarsi. Senza dubbio rappresenta per lei la reincarnazione, la rinascita, un nuovo Hans nato libero. Ito Ogawa ci consegna un romanzo con una scrittura sensibile e delicata, con una scelta di immagini e metafore giocata con eleganza ed intensità. Questa è una storia intima sulla vita e l’importanza dell’amore, in ogni sua forma e sulla capacità di avere compassione. Com’è d’abitudine per la Ogawa la cucina giapponese accompagna la vita dei personaggi: la cerimonia del the, i dolci, le zuppe, l’arte di preparare con cura il cibo è senza dubbio un gesto d’amore. Ribon mostra che c’è del buono nella vita, conforta, condivide, trasmette, è un traghettatore d’amore.



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