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Riccioli d’oro e gli orsetti d’acqua

Riccioli d’oro e gli orsetti d’acqua

28 settembre 1969, ore 10:58: un’enorme palla di fuoco solca i cieli australiani sopra la città di Murchison. Si divide in tre frammenti prima di sparire in una nuvola di fumo. I detriti, alcuni pesanti anche 7 Kg, vengono ritrovati sparsi in un’area di 13 chilometri quadrati. Le analisi rivelano che il meteorite ha la stessa età del Sistema solare, circa 4,6 miliardi di anni fa, ed ha una costituzione ricca in carbonio. Le molecole organiche rivenute mostrano una stupefacente varietà e complessità. È possibile che sia questo il modo in cui la vita, sotto forma di precursori molecolari, è arrivata sulla Terra? O, come suggerisce la controversa ipotesi della “panspermia”, ha viaggiato fin qui da altri pianeti già in forma microbica a bordo di comete o meteore? Se la vita non è un fatto occasionale, dove cercarne le tracce al di fuori del nostro mondo? Magari nel nostro stesso Sistema solare, ad esempio al di sotto dello spesso strato ghiacciato che sembra celare un enorme oceano di acqua salata su Europa, la luna gioviana? Oppure nei freddi deserti di Marte? O dovremo attendere ancora, fino a sviluppare tecnologie che ci permettano di ottenere informazioni più approfondite da alcuni degli esopianeti - mondi che ruotano attorno a stelle diverse dal nostro sole - che continuiamo a scoprire. Quali aspetti potrebbero assumere le forme di vita aliene? Quel che è certo è che “la vita è resistente ma anche estremamente fragile. Ha bisogno di trovare un equilibrio delicato di condizioni complementari e, qualcuno potrebbe dire, di eventi fortuiti per originarsi, persistere e prosperare”...

L’astrobiologia è la disciplina scientifica che studia le possibilità di sviluppo della vita extraterrestre e le condizioni ambientali esistenti al di fuori della Terra in cui questa potrebbe aver avuto un inizio e una evoluzione. Al momento questa branca della scienza - che “include una vasta gamma di materie come fisica, chimica, astronomia, biologia, biologia molecolare, ecologia, scienze planetarie, geografia e geologia” -, deve ancora dimostrare il suo stesso oggetto di studio. Louisa Preston, astrobiologa britannica, geologa planetaria, ricercatrice, divulgatrice, volto noto dei programmi scientifici della BBC, membro del team che sta mettendo a punto la strumentazione di bordo del rover della prossima missione su Marte “ExoMars 2022” e con alle spalle partecipazioni a progetti delle agenzie spaziali statunitense (NASA), canadese, europea (ESA) e britannica, prende spunto dalla fiaba di Riccioli d’oro e i tre orsi: la piccola Riccioli d’oro entra nella casa dei tre orsi, e trova tre ciotole, tre sedie e tre letti (che appartengono a Papà Orso, a Mamma Orsa e a loro figlio, l’Orsetto): solo la ciotola, la sedia e il letto dell’Orsetto sono “proprio giusti” per lei. Così è per la vita: ha bisogno che si verifichino esattamente determinate condizioni per potersi sviluppare. Esistono tuttavia organismi capaci sopravvivere anche in condizioni del tutto sfavorevoli: sono le cosiddette specie “estremofile”, a cui i ricercatori stanno guardando con sempre maggior interesse. I tardigradi, ad esempio, gli “orsetti d’acqua” del titolo, sono “animali incredibilmente accattivanti, dotati di otto zampe, quasi indistruttibili”, lunghi mezzo millimetro e capaci di restar vivi nelle situazioni più disparate: “...il Sistema solare, e in effetti l’universo, è un ambiente estremamente ostile per la vita così come la conosciamo. Persino gli organismi più forti della Terra, gli estremofili, lo troverebbero una sfida. Eppure, sapendo che questi organismi resistenti esistono e hanno sviluppato strategie di sopravvivenza per resistere negli ambienti più estremi della Terra, gli astrobiologi hanno rinnovato la speranza che qualcosa di simile, magari prossimo a un orsetto d’acqua stesso, possa aver trovato un modo di prosperare in luoghi precedentemente ritenuti inospitali del cosmo. All’improvviso, il desolato e ostile Sistema solare si è illuminato di possibilità biologiche”. Pubblicato nel 2016 con il titolo originale Goldilocks and the Water Bears, questo saggio approfondito, dalla prosa appassionata e accattivante, troverà naturale collocazione nelle librerie di curiosi e ad appassionati di fantascienza accanto a Civiltà extraterrestri di Isaac Asimov e a Contact di Carl Sagan, citato tra l’altro nel testo.