Rione Serra Venerdì

Rione Serra Venerdì

Imma Tataranni la ricorda bene Stella Pisicchio, classe 1962 come lei, sua compagna di classe al liceo. Sedeva in una delle ultime file, la gonna al ginocchio e l’aria di voler essere invisibile. L’unica, oltre a lei, a fare scena muta quando si parlava di ragazzi. L’unica verso la quale Imma aveva provato una certa forma di solidarietà, o meglio di sodalizio, che si crea tra due escluse: la timida e la secchiona. E ora Stella è stata trovata morta, strangolata, riversa sul letto di casa sua, nel quartiere Serra Venerdì, con addosso solo un completino intimo di pizzo nero; l’appartamento chiuso, con il ferro di sicurezza inserito dietro la porta e nessun segno di effrazione, un quarantacinque giri di Lucio Battisti sul tavolo, un cioccolatino chiuso a chiave nel cassetto del comodino e duemila euro in contanti. Possibile? Chi avrebbe potuto pensare, all’epoca del liceo, che una ragazza così inoffensiva e schiva sarebbe diventata protagonista della cronaca nera? È morta nel corso di un gioco erotico, è il primo pensiero di tutti e anche durante il funerale Imma, dopo aver fatto un ingresso trionfale a metà funzione con addosso la maglietta di Minnie che non nasconde certo la sua quinta abbondante di seno, tende l’orecchio e riesce a carpire i commenti piccanti e le maldicenze che le sue ex compagne di classe, tutte presenti, non risparmiano alla povera Stella: la Pisicchio stava bene, anzi benissimo; aveva appena ristrutturato l’appartamento trasformandolo in loft; aveva vinto alla lotteria e si era concessa viaggi, crociere, spa; si era iscritta a un sito di incontri; faceva sesso sadomaso e chissà cos’altro. Anche sul sagrato della chiesa, dopo la messa, il chiacchiericcio non si placa e il Piemme Tataranni origlia ogni informazione, fino a quando il neo-maresciallo Calogiuri, al telefono, tutto eccitato e intimidito allo stesso tempo, le comunica che è stata fatta una scoperta: Stella Pisicchio possedeva un lamione nei Sassi nel quale è stato trovato qualcosa che è il caso che il Sostituto Procuratore vada a vedere subito…

Una nuova rogna, una bella gatta da pelare per il piemme peggio vestito d’Italia, per il sostituto procuratore più tosto e cazzuto della Lucania. Un’indagine da condurre ponendosi al centro della scena, senza se e senza ma, scavando nel passato e cercando di barcamenarsi tra il bel Calogiuri, sua croce e delizia- che è diventato un uomo e osa sfuggirle e ribellarsi- e i piccoli paesi arroccati sulle Dolomiti lucane, dove il tempo si è fermato e sono rimasti solo i vecchi, sempre seduti nell’unica piazzola a sorvegliare ogni movimento di chi va e viene. In ballo, questa volta, c’è anche la scomparsa di un bambino, un adulto in miniatura, senza filtri, con un futuro da equilibrista, che nessuno è in grado di proteggere. C’è un nobile decaduto, “mezzo gran signore e tre quarti buzzurro” che non la racconta giusta. E c’è da fare i conti anche con una brutta pagina di storia, legata all’Unità d’Italia, una pagina dimenticata od omessa dai testi scolastici degli studenti, fatta di barbarie e di carneficine, in una Basilicata lunatica - “double, anzi triple face” - ingrugnita d’inverno e arsa come l’inferno nei mesi estivi: una Basilicata capace di nascondere disumane e brutali pulsioni. E poi c’è la famiglia, che non può e non deve essere trascurata: Valentina, l’unica figlia, che a quindici anni sembra una settantenne; Pietro, il marito, sempre più abile nell’arte di parlare senza dire nulla; poi la suocera e gli ex futuri consuoceri. Ma Imma Tataranni, donna dal temperamento colorato tanto quanto l’abbigliamento che indossa, è un panzer e scava tra le piste più improbabili, in quel rione Serra Venerdì - costituito negli anni Cinquanta dopo una visita dell’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi ai Sassi di Matera - e, tra insalata di arance e finocchi da preparare, lampascioni da lavare e soppressata da servire per cena, cerca la più piccola e apparentemente insignificante nota stonata; rovista nel passato per dipanare la matassa del presente. E vince, perché il piemme Immacolata Tataranni non ha i mezzi ma si applica. Lei vince sempre.



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