Riti notturni

Londra, fine anni Cinquanta. Il giovane Gerard Sorme osserva le persone che incontra per le strade affollate con un misto di disprezzo e desiderio. Piove, per giunta. Si reca ad una mostra per trovare un po’ di pace, ma il chiacchiericcio degli altri visitatori lo irrita, sente montare in lui un vero e proprio odio per la gente, che spreca le emozioni “ostinandosi a esprimerle a parole”. Cerca una stanza in cui non c’è nessun altro visitatore per calmarsi. C’è un bel calduccio, una musica soffusa: Gerard pian piano si rilassa, sente un po’ di sonnolenza. Nota un busto del celebre ballerino russo Nijinsky. Ecco chi gli ricordava il tipo che ha visto prima in fila alla biglietteria! D’istinto si guarda intorno per vedere se l’uomo è nei paraggi. Decide di cercarlo. Lo trova nella sala dedicata a De Chirico, gli si ferma accanto, ne studia il profilo. Sì, una certa somiglianza c’è, in effetti. È a questo punto che l’uomo gli rivolge la parola. Qualcosa nella sua voce fa capire subito a Gerard che è omosessuale: “una voce fredda, leggermente strascicata”. L’uomo – che si chiama Austin Nunne – dice a Gerard che ha avuto subito l’impressione di conoscerlo. Oddio, ma sta cercando di agganciarlo, deve essere convinto che anche lui è omosessuale. Però, un attimo… Austin Nunne: ma certo! Gerard ha letto due suoi libri sul balletto classico, glielo dice e Nunne è ovviamente compiaciuto che abbia notato la sua foto in quarta di copertina. Gerard si deprime immediatamente, il suo entusiasmo esagerato lo ha fatto sembrare un ammiratore. Guarda l’orologio, cercando una scusa per andarsene. Nunne lo invita a bere qualcosa in un pub, è costretto ad accettare per non sembrare scortese. Sagono sull’auto sportiva di Nunne, chiacchierando di libri arrivano a Dover Street e parcheggiano. Nunne fa una battuta sui finocchi della zona e Sorme si affretta a precisare: “Non sono un finocchio”. “Non ho mai pensato che lo fossi”, precisa l’altro dopo un attimo di imbarazzo. Siedono nel pub, bevono. Nunne vuole sapere tutto di lui. Ebbene, Sorme sta scrivendo un libro, un romanzo proprio su Nijinsky. E per descriverlo a Nunne inizia a fare uno dei suoi soliti discorsi filosofici sulla vita, sulla frustrazione, sul sesso, sull’odio. La sua specialità. Nunne insiste per pagare lui da bere: suo padre è disgustosamente ricco, rivela. Anzi, vuole anche offrirgli il pranzo, è troppo piacevole quella chiacchierata, perché interromperla?

Primo dei tre romanzi dedicati da Colin Wilson a Gerard Sorme e primo romanzo di Wilson in generale dopo alcuni saggi di grandissimo successo, Riti notturni – già pubblicato in Italia da Lerici negli anni Sessanta e ormai fuori catalogo da decenni – torna in libreria grazie a Carbonio, che pubblicherà per la prima volta nel nostro Paese l’intera trilogia. Se Lerici sia per Riti notturni sia per l’altro titolo pubblicato, Il diario sessuale di Gerard Sorme, aveva puntato forte sulla carica erotica “perversa” dei romanzi, che più di mezzo secolo fa era garanzia di successo commerciale (ma anche di guai con la censura), oggi è più la loro originale natura di “thriller esoterici” a interessare editore e lettori. Il plot – che è diluito in lunghi, frequentissimi dialoghi e/o flussi di coscienza – riguarda una catena di orribili delitti che sconvolgono Londra, rievocando le sinistre gesta di Jack lo Squartatore. Il giovane fascinoso protagonista, dapprima come semplice lettore di giornali, poi pian piano come una sorta di investigatore sempre più turbato e spaventato (dalla mostruosità degli omicidi ma anche dai suoi stessi pensieri) si avvicina pagina dopo pagina al cuore nero della vicenda, ma nel frattempo ha una vivacissima vita sentimentale e sessuale, seducendo tra le altre una ragazza e sua zia (le sequenze più memorabili sono proprio quelle che riguardano quest’ultima) e facendo innamorare di sé più di un uomo. I tre personaggi maschili principali – lo stesso Sorme, il pittore maledetto Oliver Glasp e il dandy omosessuale Austin Nunne – ricalcano esattamente i tre tipi di outsider che Wilson aveva descritto nel saggio che gli aveva dato la fama qualche tempo prima: l’intellettuale, l’emozionale e il corporale e sono ispirati alle figure rispettivamente di Lawrence d’Arabia, Vincent Van Gogh e Vaslav Nijinsky. In realtà per arrivare alla innovativa ibridazione tra romanzo filosofico “alto” e pulp “peccaminoso” che ha reso Riti notturni un vero classico Wilson faticò parecchio. La prima versione del romanzo – è lo stesso autore a raccontarlo nel suo saggio autobiografico Oltre i sogni - Autobiografia di un Outsider – parlava di un uomo che uccide una prostituta durante un rapporto sessuale: “È la storia di una frustrazione e di uno sfinimento divenuti così profondi da ridurre l’uomo in uno stato di confusione: non sente niente; vive per inerzia; avere ucciso la ragazza non gli causa nessun senso di colpa, per il semplice motivo che tutto gli appare irreale”. Insoddisfatto di questa prima stesura, Wilson ne preparò una seconda in cui centrale era la trovata che il lettore non sapesse se il protagonista era lui stesso l’assassino oppure no: “E questo sollevò il problema della struttura del romanzo. (…) Pressappoco in quel periodo nella libreria di quartiere scoprii Il libro egiziano dei morti. (…) Si tratta di una serie di preghiere a beneficio dell’anima la notte dopo la morte, per proteggerla dai vari pericoli che incontrerà. (…) Pianificai l’ultima stesura del romanzo seguendo lo schema di quel libro”. Due curiosità. La prima: gli appunti di Wilson sui delitti di Jack lo squartatore necessari per Riti notturni fecero infuriare il futuro suocero di Wilson, che temendo che la figlia stesse per sposare un maniaco omicida, tentò di picchiarlo. La seconda: nel 1968 fu avviata la produzione di un film tratto dal romanzo, con Renée Asherson nel ruolo di Gertrude, Jane Asher in quello di Caroline e Michael O’Sullivan nella parte di Austin Nunne, ma la pellicola non fu mai realizzata.



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