Ritmi di veglia

Ritmi di veglia

Ida si muove nel mondo come antimateria. Il suo scollamento è forte quanto nobile, provocato da una sensibilità animistica sovrumana, ma anche da una forte consapevolezza della propria inidoneità sociale: Ida non si limita, come farebbe un polemista, a sondare gli automatismi comportamentali che la circondano e che determinano la vita dell’Occidente capitalistico, ma critica anche – seppur affettuosamente – la propria incapacità di aderirvi per sopravvivenza: «La vita concreta per Ida si sviluppa fuori il cerchio magico della concretezza altrui», ma soprattutto: «Vorrebbe avere quella stessa capacità di suscitare simpatia nei ragazzi che chiedono degli integratori [...] la routine completata dalla complicità con la quale nell’aria volano chiacchiere, sorrisi, gentilezza. In fila, in attesa del proprio turno, Ida pensa che allora può provare anche lei. Ma sbaglia tutto: il tono con cui esordisce è esagerato, la freddezza con cui viene accolta è il rimprovero perfetto, il sorriso che non le concedono la giusta risposta, secondo lei, verso una persona (lei stessa) che evidentemente vuole solo perdere tempo». In questo costante stato di alienazione, in verità non troppo sofferto, Ida ha tutto il tempo per esperire la realtà contingente attraverso percezioni sensoriali e intuizioni filosofiche potenziate dall’attitudine meditativa. In contrapposizione al pensiero, ma restando nei confini del pensiero, Ida «proietta altrove il suo talento immaginando sé stessa alle prese con durissimi allenamenti di danza, quella che non può ballare». La sua è un’esistenza pensata fino all’esaurimento delle forme materiali, chimiche e poetiche...

Ritmi di veglia è un antiromanzo ispirato, criptico, dalla prosa poetica ricca di ponderate licenze e cesellata con la pazienza di un orefice. Più che un romanzo, Ritmi di veglia è la costruzione di un personaggio, attuata attraverso processi opposti, l’esplorazione lucida della superficie e un’indagine intimista che non teme di raggiungere il nucleo dell’io. Lo scrivente è aderente al personaggio, ne conosce e riferisce l’universo con una tale precisione da potersi considerare, più che un narratore onnisciente, una proiezione esterna della protagonista, nonché uno strumento efficace nell’intento di renderne lo straniamento. La piacevolezza estetica del testo non è solo frutto dell’intuito dell’autrice per la musicalità, ma è generata dall’uso parsimonioso e strategico di anafore, chiasmi e altre figure retoriche predisposte all’eleganza. Alcuni capitoli, come quello sull’inferno, somigliano più di altri a testi autonomi, brevi planate filosofico-evocative che potrebbero anche non avere a che fare con Ida, ma che servono a scrutarne le percezioni da angolazioni inedite, così come in Amras Bernhard frammentava l’orrore per indagarlo più a fondo. In generale, la frammentarietà, il passo cadenzato e l’assenza di una struttura classica sono un invito alla riflessione, all’assimilazione del testo in sé, dei suoi contenuti ma anche della sua filigrana, della sua specifica pastosità. Come viene dichiarato meta-letterariamente, Ritmi di veglia è, tra le altre cose, un inno alla lentezza: «La lentezza come preghiera, come ossessione. Leggere bene le parole sulla pagina, sono fuochi al neon che nascondono la consequenzialità dell’alfabeto, la fanno saltare e ritornare come una sincope, come una sincope». Siamo nei territori di una forma romanzo che vive dello stile eppure non è manieristica, perché nello stile riversa l’essenza del pensiero, di una visione del mondo, così come in Barnes o in Serraute (si pensi al descrittivismo del Nouveau Roman), attraverso quel tipo di sospensione del tempo della storia che troviamo, ad esempio, in Un uomo che dorme di Perec. Rispetto alle opere precedenti è stato compiuto un passo verso l’autofiction, come segnala la foto dell’autrice in copertina, ma siamo ancora lontani dalla coincidenza biografica: l’espediente serve ad affondare gli strumenti di indagine in una materia viva e pulsante, restituita al lettore in tutta la sua cangiante profondità. Ritmi di veglia non è un libro per tutti, ma di certo non mancherà di entusiasmare chi nella letteratura cerca poesia, lentezza ed elevazione. La foto dell’autrice è di Dino Ignani.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER