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Ritorno a Blue River

È Halloween, e Grace Jones è tornata da qualche giorno a Blue River, dove è cresciuta e da cui era fuggita sei anni fa per inseguire i sogni. Porta con sé il successo ottenuto dalla pubblicazione del suo primo romanzo, in vetta alle classifiche di vendita. La piccola cittadina è addobbata a festa e le zucche occhieggiano ad ogni angolo, ridendo burlone così come racconta una delle tante leggende locali. Ma Grace subisce davvero gli scherzi di qualcuno, forse un mitomane, che fa di tutto per spaventarla: una telefonata anonima, l’appostamento fuori casa, lo snuff movie in DVD recapitato per posta e infine i petardi esplosi in strada mentre sta passando, dandole “la sensazione che quella città respirasse, che la guardasse, che la ascoltasse, anche se lei non riusciva a scorgere alcuna presenza”. Il paese non è cambiato e nemmeno chi lo abita: Grace incontra le stesse facce e gli stessi amici o nemici che aveva lasciato, ognuno esattamente com’era. Ritrova Nora Adams che era stata la sua migliore amica, ma con la quale avevano perso i contatti, partendo. Ad attenderla ritrova inoltre molti ricordi e qualche incubo. Vorrebbe solo scrivere in pace nella sua casa vuota, ma qualcuno non è d’accordo…

Pubblicazione d’esordio di Grazia Caputo, giovane scrittrice campana, Ritorno a Blue River è un racconto di ispirazione autobiografica nato in una notte per partecipare ad un concorso, come l’autrice stessa spiega. Il bullismo è il tema cardine, e il racconto diventa lo strumento con cui la Caputo comunica la sua rivalsa, esortando altre vittime a fare altrettanto. Incalzante e rapido, inserisce nella narrazione anche dei flashback che, frenandola, mantengono costante e più a lungo intatta la suspence, ma senza suscitare davvero paura. L’idea è buona, ma forse meritava un migliore sviluppo: sembra infatti a tratti un po’ frettoloso e forse andava ampliato un po’ di più e meglio. Per esempio, la protagonista ritorna dopo soli sei anni a Blue River, ma l’assenza di stravolgimenti è descritta come conseguenza di sedentarietà del paese più che normale andamento del tempo. La conclusione è del tutto inaspettata, ma anche inverosimile e i sentimenti finali delle due ragazze sono superficiali e incoerenti con le personalità presentate fino ad allora. Superficiale è anche il punto di vista dell’autrice sul bullismo, definito “una brutta storia, ma […] sono convinta che chi lo subisce sia destinato a diventare una persona forte e difficile da scalfire. Forse tutti, paradossalmente, dovrebbero ringraziare i loro bulli”. Numerosi drammatici fatti di cronaca smentiscono, purtroppo, questa teoria. Insomma, un libriccino da leggere in una fredda serata autunnale, ma senza troppe aspettative.