Roma caput zombie

Aldo, scaricato dalla fidanzata, abita in una stanza con vista sul Grande Raccordo Anulare, in una di quelle palazzine di periferia in cui i corridoi si chiudono con doppi cancelli di metallo. La regola aurea della zona è “fatti i cazzi tuoi” e Aldo la segue alla lettera: di giorno fa l’educatore al SERT, va per i parchi a raccattare tossici, e la sera se ne torna nel suo buco di periferia. Tutto fila più o meno liscio, finché un piccione ubriaco gli morde la caviglia. Una piccola ferita, pensa Aldo, finché non si sbrana il cane Barabba e un bel pezzo della gamba di Stanislav. La dipendenza è una brutta cosa, Aldo lo sa bene, ma la dipendenza da carne può essere ancora più problematica. Come si nasconde uno zombie a Roma? Aldo, novello Dexter, prende confidenza con i suoi poteri da uomo-piccione mentre la tossica Sara lo inizia alla vita dello zombie che deve mangiare ma non farsi beccare… intanto, da tutto il mondo, le notizie di cannibalismo e di animali infetti iniziano a diffondersi…

Gli zombie, ultimamente, sono tornati di gran moda e fanno anche una discreta paura: perfetta sintesi della società che si disgrega e della volontà individuale che se ne va a farsi benedire. Roma caput zombie si allontana dai toni molto cupi di The Walking Dead preferendo esplorare quelli un po’ più comici di Benvenuti a Zombieland ed epidemici di Contagion. I piccioni, si sa, portano brutte malattie. Gli zombie di Roncaccia hanno le loro novità: non perdono ragione, vanno in progressiva astinenza, non si ammazzano con un colpo in testa… anzi, purtroppo non è proprio chiara la questione del contagio e dell’ammazzamento (aspetti però fondamentali quando si ha a che fare con gli zombie). A parte questi “buchi” di trama il romanzo si legge che è un piacere: c’è la giusta dose di sangue, macabro e di ironia; e Roma si porta dietro dei bei personaggi di contorno, colorati ma credibili (imperdibile l’ex alcolizzato convertito al cattolicesimo militante).



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