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Roma in fiamme

Roma in fiamme

Nerone ha compiuto sedici anni quando sua madre Agrippina convoca al Palazzo imperiale l’avvelenatrice Locusta. Agrippina da anni pianifica ogni cosa affinché suo figlio regni sull’Impero romano. Ha sposato suo zio Claudio, l’attuale imperatore, sebbene sia vietato dalle leggi di Roma perché è considerato un incesto, e l’ha persuaso ad adottare Nerone in modo da garantirgli la successione. Adesso che Claudio ha assecondato ogni sua richiesta, per lui è giunto il momento di morire. Locusta tuttavia, prima di consegnare il veleno all’imperatrice, l’ammonisce. Nerone è nato quindici giorni prima delle calende di gennaio, all’alba, sfiorato dal sole. Egli dunque ne erediterà lo splendore ma dietro il chiarore si cela l’oscurità della morte. Nel corso del suo impero, il futuro imperatore si macchierà di innumerevoli delitti compreso il matricidio. Nonostante la predizione, Agrippina non indugia: “Mi uccida pure”, dice, “purché regni”. Così, dopo aver corrotto il medico di corte Senofonte e l’assaggiatore delle pietanze di Claudio, porta a termine il suo piano diabolico. Morto Claudio, l’imperatrice convoca l’illustre senatore e filosofo Seneca e il prefetto del pretorio Sesto Afranio Burro. Saranno gli uomini più vicini al nuovo imperatore e gli garantiranno l’uno l’appoggio del Senato, l’altro quello dei Pretoriani. Quindi, dopo essersi assicurata il loro silenzio, brucia il testamento di Claudio che mette in dubbio la successione di Nerone in favore di quella di Britannico, il figlio legittimo dell’imperatore. Nerone diventa così il quinto e ultimo imperatore della dinastia Giulia Claudia…

Ma chi fu davvero Nerone? È questa la domanda che rimane in sospeso fino alla fine del romanzo che, oltre che storico, è un romanzo di formazione. Fu l’imperatore folle pennellato da Henryk Sienkiewicz nelle pagine di Quo Vadis? Fu l’anticristo spietato e sanguinario di cui parla l’antica storiografia? Perché a ben vedere sono stati Tacito negli Annales, Svetonio nel De Vita Caesarum, Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia a tramandarci questo ritratto demoniaco; ossia tutti rappresentanti di quella oligarchia senatoriale tanto osteggiata da Nerone che invece fu più vicino alle necessità del popolo, a favore del quale promosse le riforme tributarie destinate a pesare sui proprietari terrieri. O piuttosto Nerone era un ragazzo che sognava di diventare un artista? Un adolescente fragile e incapace di reggere da solo la responsabilità dell’Impero? Influenzabile e perciò facilmente corruttibile da una società sull’orlo del collasso morale e civile? Fu davvero lui a commissionare il delitto di Britannico per eliminare un rivale al trono oppure il suo fratellastro, affetto fin dalla nascita dal morbo sacro, morì soffocato da un attacco di epilessia e non a causa del veleno come invece ci ha tramandato la tradizione? E infine fu l’imperatore a ordire l’incendio di Roma per poi ammirare impassibile dall’alto delle sue terrazze la città in fiamme? Eppure egli, come affermano altre fonti, non si trovava affatto a Roma durante l’immane sciagura, ma era nella sua villa ad Anzio? Franco Forte risponde a questi e ad altri interrogativi colmando con ammirevole impegno narrativo i vuoti della storiografia. Ogni cosa è mostrata al lettore: politiche matrimoniali ed economiche, templi, edifici, quartieri di Roma, cibi e banchetti, costumi, festività e usanze religiose. La sensazione è una totale immersione nell’epoca. Nonostante la mole di informazioni e i numerosissimi personaggi storici da gestire, il ritmo resta incalzante e magistrale si presenta la gestione dei punti di vista. Il risultato è un viaggio nella storia dal quale emergono coraggio, codardia, lealtà, tradimento, brama di potere. Temi che rendono il romanzo una lettura senza tempo.