Rosso americano

Dexter (Hex) Raitliffe torna a casa per curare la propria madre, ormai all’ultimo stadio di una malattia che la costringe su una sedia a rotelle, muta e senza possibilità di vivere indipendentemente senza dover rivolgersi agli altri anche per le necessità più minuscole. Fino a poco tempo fa, Barbara (Billie) Raitliffe viveva la sua vita spensierata e piena di chiacchiere – tante, forse troppe chiacchiere – in Connecticut, nel New England americano, la terra dei WASP bianchi fatta di verande adornate di gardenie e vicini sorridenti, luogo dove si erano trasferiti quando Hex aveva sette anni. In casa con lei c’era il suo secondo marito, con cui sembrava condurre un’esistenza senza troppi scossoni, fino al giorno in cui lui decide di fare le valigie ed andare via, sfinito dalle numerose richieste imposte dalla malattia della moglie. Hex non è il figlio perfetto, anzi nella sua vita non è riuscito a combinare nulla di buono. A ben guardare, è il classico protagonista di un film americano in cui al bancone di un bar disperati passano le giornate ad affogare nei fumi dell’alcool i propri fallimenti. E proprio in una di quei locali incontra Jane, che potrebbe forse aiutarlo in questo momento difficile. Questo ritorno a casa rappresenta un momento di bilanci, ma anche, soprattutto, una possibilità di rimettere a posto le cose…

La scrittura di Rick Moody raggiunge in questo romanzo vette inaspettate di versatilità, modificandosi in ogni capitolo in modo totalmente diverso. Occorre specificarlo: non è un romanzo semplice da leggere, soprattutto graficamente con quell’uso smodato - e a tratti davvero eccessivo - del corsivo o con l’inserimento di dettagli che si sarebbero potuti omettere. Si inizia con un primo capitolo bellissimo, in cui la ripetizione di due semplici parole – “colui che”, come un mantra disperato, sottolinea lo sforzo compiuto da un figlio verso una madre, con l’elenco minuzioso e pieno di disperazione delle attività che si compiono per lavare il corpo dell’essere umano che gli ha dato la vita e che si ritrova a non poter più neanche parlare. La sensazione di totale dipendenza in cui versa la donna, che sente di essere ormai inerme di fronte agli eventi che le passano davanti, fa ricordare il protagonista di Grottesco di Patrick McGrath, con cui condivide un silenzio che non equivale però a mancanza di capacità intellettuale. La scena del ristorante, in cui la madre è messa di fronte all’impossibilità di trattenere la propria urina, descrive, in maniera drammatica, la situazione in cui si trova. Il rapporto esistente tra Hex e Billie rappresenta una bella chiave di lettura che rende più chiari le mancanze create non solo da un passato fatto di attenzioni eccessive, ma anche dalle inevitabili conseguenze della malattia neurodegenerativa. Messi uno di fronte all’altra entrambi si rendono conto che la situazione in cui si trova il figlio, fatta di fallimenti e quantitativi smisurati di alcool, non è altro che il prodotto di un rapporto malato con una madre che ha cercato di fare di tutto per preservarlo dal tracollo esistenziale a cui invece è arrivato.

 


 

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