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Rosvita

Rosvita
La vita e le opere di Rosvita arrivano a noi senza una documentata certezza biografica: nata presumibilmente attorno al 935 nella Sassonia di Ottone I e morta nel 973, entrò nel convento benedettino di Gandersheim da giovanissima e ci passò tutta la vita. La sua formazione intellettuale avvenne sotto la guida delle badesse sassoni e in particolare si deve a Gerberga II, nipote del sovrano, l'amore per lo studio degli autori classici e per la scrittura che Rosvita sviluppò fin da subito. Nel convento di Gandersheim lo studio di Virgilio, Ovidio e dei grandi poeti dell’epoca classica aveva un fine superiore a quello puramente intellettuale e culturale: la conoscenza dei poemi della tradizione latina e greca contribuiva ad elevare la propria anima al mondo sovrannaturale. Si ipotizza che lo stato di canonichessa abbia permesso a Rosvita di mantenere le sue ricchezze e le abbia concesso addirittura il diritto di avere servitori; è probabile che abbia anche potuto avere rapporti diretti con l’ambiente di corte ed essere così venuta a conoscenza di ciò che lei poi descrive nelle sue opere. Lei stessa amava definirsi schiva e fragile con una passione pura e profonda per la poesia, in particolare quella di Terenzio al quale si ispirò pur denunciandone i temi osceni: nelle sue commedie volle infatti celebrare con la stessa metrica la contrapposizione tra l’amore e l’eros, scegliendo come eroine donne virtuose e caste...
Le opere di Rosvita vennero stampate per la prima volta nel 1501 dall’umanista tedesco Conrad Celtis anche se in seguito sorsero dubbi circa la loro autenticità. Soltanto all’inizio del secolo scorso furono ritrovati altri frammenti che contribuirono ad attestare l’indiscusso valore letterario di questa poetessa, considerata l’undicesima musa. In questo saggio Carla Del Zotto, docente presso l’Università la Sapienza di Roma e autrice di numerose pubblicazioni, ripercorre in maniera molto chiara ed esaustiva la vita della religiosa fornendoci un preciso ritratto del valore umano oltre che letterario. È molto interessante il quadro storico che l’autrice descrive con chiarezza, dell’impero di Ottone I e del fervore di corte dove si susseguirono figure femminili con ruoli importanti nella cultura umanistica.