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Royal Baby

Royal Baby

Tre fette di torta sono state conservate nel giorno del Royal Wedding di William e Kate (che sarà però, in futuro, la Regina Katherine) e come vuole la tradizione (se non la rispettano i reali, chi altro può permettersi di farlo?) corrispondono ai figli desiderati dalla coppia. Normale e prevedibile, per chi non si è perso questo “rito”, quindi, che abbiano avuto tre figli. Tutti e tre (e non solo loro) meravigliose fonti di tenerezza, se non fossero in realtà... degli alieni. Perché? Beh, perché sono destinati al trono e come tali non sfuggono, come è successo in passato a tutto ciò che è stato previsto per loro, in primis l’obbligo di essere estranei alle emozioni, ai sentimenti, alle passioni che invece animano qualunque altro essere umano sulla terra, loro che per “lotteria genetica” sono “condannati” dal primo vagito a combattere contro una vita prestabilita, che un tempo era di “natura divina”. Per il solo “diritto di nascita”, gli eredi al trono sono investiti di compiti specifici, ma soprattutto di uno status unico al mondo e questo indipendentemente dalle loro capacità, doti morali, intellettuali, ecc... Tra tante storie e soprattutto nel lungo elenco di eredi al trono anche se non proprio più “royal baby” (anche se, a suo tempo, lo è stato pure lui), c’è, ad esempio Carlo d’Inghilterra. Sembra essere il principe emblema delle difficoltà e degli obblighi di un erede al trono. Primo Windsor a poter vantare una laurea, ma questo non perché particolarmente genio, quanto perché prima di lui si è dato peso all’educazione e alla personalità di ciascun principe erede al trono, Carlo ha pagato sulla sua pelle l’evoluzione della Casata e del mondo...

“La corona è soltanto un cappello che lascia passare la pioggia”, diceva Federico II il Grande, re di Prussia. E quanta pioggia devono aver preso i cosiddetti eredi al trono, considerati privilegiati, ma che non lo sono stati affatto! La prima cosa che salta agli occhi, in questa indagine così accurata di Antonio Caprarica e che colpisce sicuramente e fortemente l’attenzione di chi legge è la definizione di “lotteria genetica” con cui avviene il susseguirsi di pretendenti alla Corona. Di sicuro un’espressione vera quanto brutale, che a rifletterci bene toglie davvero molto al sogno delle varie Cenerentole dislocate nel mondo. Essere stato l’oggetto della lotteria, non si può dire certo un evento fortunato! E siccome non viene risparmiata nessuna “brutalità”, da secoli, colpisce anche il fatto che Carlo sia definito, quasi con scherno, il più longevo pretendente alla Corona. Di certo ci guadagna un po’ in termini di compassione generale, considerate le sue sofferenze a causa di genitori certo non affettuosi e tantomeno premurosi, ma convinti di aver sempre agito per il suo bene, pur quando Prince Charles ci stava per andar sotto con la testa! Molti gli esempi e non solo tra gli aspiranti alla Corona inglese. “Il royal baby – si dice – fin dalla nascita è circondato di ossequio e deferenza che modificano la sua psiche. Nel bene o nel male si sentono degli eletti, spesso meritevoli dell’esistenza privilegiata che conducono” e questo vale anche per coloro che sono lontani per “numero di discendenza” dal percorso (difficile e sotto certi aspetti terribile) per il trono, anzi, se possibile, questi diventano anche più arroganti e presuntuosi! Quindi, anche, inevitabilmente, fior fiore di pettegolezzi su monarchie e royal babies. Non solo quelli che riguardano Carlo di Inghilterra o il deforme Vittorio Emanuele, ma anche i peccati di gioventù del Kaiser Guglielmo che costarono un ricatto di 25 mila marchi per i suoi vizietti sadomaso, ma ancor peggio per il suo testo, scritto nel 1929 contro gli ebrei definiti “zanzare di cui liberarsi”, anche con l’uso del gas, anticipando il nazismo e i campi di sterminio. O forse fu un suggerimento?