Saint X

1995. Saint X è una delle isole del Mar dei Caraibi, tra la Florida e il Venezuela. Spiagge dalla sabbia “fine come polvere” con costosi resort come l’Indigo Bay a punteggiare la costa, meta di coppie di sposini in luna di miele e famigliole di professionisti dell’alta borghesia statunitense che vi trascorrono qualche giorno di vacanza per ritemprarsi prima dei lunghi mesi invernali. Alison e Claire, sorelle, undici anni di differenza, sono lì con i loro genitori. Alison, diciottenne, con i suoi capelli ramati, bella e consapevole di quell’accenno di sensualità che le attrae addosso gli sguardi non solo dei suoi coetanei. Claire, sette anni, con quel vezzo irrefrenabile di scrivere col dito parole in aria. La notte prima del ritorno a casa Claire si sveglia e scopre che la sorella non è in camera. Le ricerche iniziali sono vane. Il corpo senza vita di Alison viene rinvenuto dopo qualche giorno a Faraway Cay, un isolotto deserto a poche miglia dal resort. Edwin Hastin e Clive Richardson, due inservienti dell’Indigo Bay, vengono arrestati: i due sono stati visti allontanarsi insieme alla ragazza a mezzanotte e mezza da un locale; all’una e quaranta sono stati fermati dalla polizia e condotti in cella per guida pericolosa. Sulla loro auto, nessuna traccia di Alison. Tutte le simulazioni effettuate li scagionano: non avrebbero mai potuto compiere il viaggio verso Faraway Cay, uccidere Alison, e tornare indietro in quei settanta minuti. Le indagini affondano nella palude delle false piste. La famiglia, poco tempo dopo, da New York si trasferisce a Pasadena, dove Claire cresce e decide di chiudere quel doloroso capitolo della sua esistenza facendosi chiamare con il suo secondo nome: Emily. Sono trascorsi diciotto anni da quella tragica vacanza. Emily ha terminato gli studi, è tornata a New York dove ha trovato lavoro presso una casa editrice in cui si occupa con passione di editing. Tutto sembra svolgersi secondo i canoni di una nuova esistenza. Fino al giorno in cui, entrando in un taxi, legge sulla licenza di guida del conducente un nome che riapre con violenza le porte del passato: Clive Richardson…

“(…) Allora mi fu chiaro che in nome della verità avrei sacrificato molte cose che non potevo più riavere indietro, che la mia vita aveva preso una rotta ormai irreversibile”. Romanzo d’esordio di Alexis Schaitkin, scrittrice statunitense con all’attivo racconti pubblicati su magazine come “Ecotone” e su giornali come il “New York Times”, Saint X - dal nome dell’immaginaria isola caraibica in cui l’autrice costruisce il fulcro dell’opera - racconta la discesa agli inferi di Claire/Emily, di un ricordo che diventa ossessione, del potere attrattivo e distorsivo di un evento traumatico, in grado di generare crepe dallo sviluppo imprevedibile su intere esistenze (“…consapevoli o meno, tutti noi continuiamo a vivere nella scia di qualcosa che ci è capitato”), delle tracce, se non delle ferite, che le persone lasciano nelle vite altrui, fantasmi con cui fare i conti, ostacoli impalpabili e comunque insormontabili che segnano rapporti e legami familiari e sentimentali. La narrazione, avvincente e costruita su periodi lunghi, dettagliata, quasi fotografica, prevalentemente in prima persona, lascia entrare sul palcoscenico della trama di volta in volta anche le figure di contorno, che così acquistano voce e spessore. Il ritorno in scena di Clive Richardson che, nell’ambientazione newyorchese, da semplice comparsa diviene co-protagonista del racconto, fornisce all’autrice la possibilità di esplorare con originalità ed in profondità tematiche come il classismo, l’iniquità dei privilegi, l’impatto che un certo tipo di turismo ha su intere comunità e sui singoli individui che ne fanno parte.

 


 

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