Salta al contenuto principale

Salmace

Salmace

Eugenio rientra in anticipo dal lavoro, convinto di fare una sorpresa a sua moglie Vittoria. Ritrova un biglietto firmato da un tale Alberto, capisce che la sua donna lo tradisce. La sorpresa vera è che questo lato nascosto della consorte lo porta a trovarla attraente, una donna disinibita e sensuale, e immaginarla non con uno ma con tanti amanti gli provoca un rinnovato desiderio… Pierina ha una relazione con Franz, ma questi è gravemente malato. Il male del compagno non la lascia imperturbabile, ma la trascina in un vortice soffocante. Quando Franz muore, corre in strada, quasi urlando la libertà ritrovata… Da ragazzino deve aver sempre avuto qualche cosa di femmineo, come se la sua vera natura fosse quella e gli scorresse nelle vene da sempre. Come i fagiani del suo parroco, che mutano sesso al mutar delle penne, così muta in donna in maniera graduale e sorprendente allo stesso tempo… Venezia, mezzogiorno. Ignazio intravede nei vicoli una figura familiare, ma ora adulta. È Franco, che fu suo alunno, non indossa più i calzoni corti e ha un’apparenza attraente… Ruggero porta la sua ragazza Vivy a conoscere suo padre, e vuole dal genitore dei consigli. Non immagina che il padre ne resterà a tal punto folgorato da tradire la sua fiducia, e fare di Vivy la sua giovane amante… Maria, una sua vecchia amica, ha bisogno d’aiuto: il marito bancarottiere deve nascondersi. Non resta che architettare una fuga in Francia… Laura è una musicista di talento, ripassa la Cathédrale engloutie, ma vorrebbe per sé una vita completamente diversa e un nuovo inizio…

L’anno 1929, in qualsiasi manuale di letteratura, segna l’irruzione nel panorama italiano di Alberto Moravia con l’esordio Gli indifferenti, pubblicato quando l’autore era poco più che ventenne. Si tratta di un romanzo borghese, ancora vicino a stilemi ottocenteschi, ma che ebbe immediato successo e divenne presto un autentico classico. Ciò che spesso si ignora è che quell’anno vide la luce un’opera diversissima da Gli indifferenti (racconti vs romanzo, sperimentale vs tradizionale), di un autore sempre esordiente e pressappoco coetaneo di Moravia: stiamo parlando, ovviamente, di Salmace, solo di recente rientrata nei radar dei critici e in via di riscoperta presso il grande pubblico. Il torinese mescola suggestioni provenienti dalla mitologia greca con altre di ascendenza kafkiana. Il mito di Salmace ed Ermafrodito, infatti, narra di una ninfa che ottiene dagli dèi di fondersi sempiternamente all’amato che non la ricambia. Il racconto che dà il nome alla raccolta, quindi, è un omaggio alla tradizione, ma con lo sguardo rivolto agli sviluppi più recenti della narrativa breve: la metamorfosi del protagonista, che avverte un animo femminile in un corpo d’uomo, riflette lo schema del Gregor Samsa de La metamorfosi, il quali come è ben noto si destava scarafaggio. I contorni di questa mutazione sono più sfumati, la cosa appare meno immediata e preannunciata da segnali, ma siamo sempre dalle parti del surreale. Decisamente differente la scelta in altri racconti, che appaiono quasi ritratti “veristi”. Il comune denominatore è la scelta di personaggi ai margini e desiderosi di un cambiamento nella propria vita, non importa che si tratti di un piccolo dettaglio o di una rivoluzione che crei sconquasso.