Sapiens - Da animali a dèi

Sapiens - Da animali a dèi

70.000 anni fa, Homo sapiens iniziò a formare strutture sociali complesse, chiamate culture. Così cominciò la storia umana, con quella che viene chiamata Rivoluzione Cognitiva. 12.000 anni fa, invece, partì la Rivoluzione agricola e infine, solo 500 anni fa, si mise in moto la Rivoluzione Scientifica. Queste tre rivoluzioni hanno inciso, in un modo o nell’altro, sugli umani e sui loro organismi. Animali con le fattezze degli umani moderni comparvero in Africa già 2,5 milioni di anni fa: “questi umani arcaici amavano, giocavano, formavano strette amicizie, competevano tra loro per conquistare status e potere”, ma sotto tutti questi aspetti non erano diverse dai babbuini o dagli scimpanzé. Ma il segreto meglio custodito da Homo sapiens non è che proviene dalla stessa famiglia delle scimmie, ma che per lungo tempo ha convissuto con altre specie del genere Homo: erano tutti umani. In Europa e Asia occidentale abitava Homo neanderthalensis, l’Asia orientale era popolata da Homo erectus, sull’Isola di Giava viveva Homo soloensis. Questi sono solo alcuni esempi della varietà delle specie di Homo. Eppure, 70.000 anni fa, la specie Homo sapiens esce dalla sua culla nell’Africa orientale e inizia a diffondersi in Asia e in Europa, forse ibridandosi con le altre specie, forse rimpiazzandole. Homo sapiens era più efficiente rispetto ai suoi fratelli: aveva spiccate abilità sociali e migliori competenze tecnologiche. Per questi motivi rimase l’unica specie umana in circolazione, tanto che negli ultimi 10.000 anni “si è talmente abituato a essere l’unica specie umana da rendere difficile, per noi, concepire altre possibilità”...

Sapiens è il libro che ha dato notorietà a Yuval Noah Harari in tutto il mondo. Pubblicato nel 2014 e aggiornato negli anni seguenti, Sapiens ripercorre a rapide falcate la storia dell’umanità, delineando con chiarezza l’evoluzione della specie Homo sapiens negli ultimi 70.000 anni, da quella che Harari chiama Rivoluzione Cognitiva, che vide lo svilupparsi della capacità del linguaggio e dell’immaginazione collettiva, ai nostri giorni, che sembrano presentire una futura scomparsa della nostra specie. La sua scrittura è lucida e coinvolgente, e accompagna il lettore lungo un dedalo fatto di ipotesi, scavi archeologici, ricostruzioni e narrazioni alternative. In questo modo Harari ha inaugurato un nuovo modo di raccontare la storia, certamente divulgativo, ma soprattutto trascinante. A confermare la veridicità di questa affermazione è il successo commerciale dei due libri successivi di Harari, legati strettamente a Sapiens: Homo Deus. Breve storia del futuro (Bompiani, 2017), che cerca di immaginare l’evoluzione della nostra specie nei secoli futuri, e 21 lezioni per il XXI secolo (Bompiani, 2018), focalizzato sui problemi culturali, politici e sociali che dovremo affrontare nel breve periodo. Harari ha voluto descrivere un mondo sull’orlo dell’estinzione. Le dinamiche che hanno accompagnato Homo sapiens per millenni sono ormai diventate obsolete. La costruzione degli imperi e delle culture, l’invenzione della scrittura e del denaro, la Rivoluzione Industriale e il mito della crescita: ci stiamo lasciando tutto alle spalle per lanciarci verso universi di valori sconosciuti. Quello che in conclusione Harari ci insegna è che per reinventare il futuro occorre comprendere il nostro passato più remoto.



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