Saul Kiruna, requiem per un detective

Saul Kiruna, requiem per un detective

Milano. 2036. Un violento terremoto – secondo la versione ufficiale ma molto più realisticamente frutto di un disastro militare o di un esperimento fallito – ha trasfigurato la città in un irriconoscibile cumulo di macerie battute da perenne pioggia acida, decimandone la popolazione di un quarto. L’investigatore privato ebreo Saul Kiruna è nel suo studio lercio e maleodorante. Ha un cliente. Luca Brasi, un multimiliardario trafficante di armi che ha disperato bisogno di trovare sua figlia scomparsa. Gli dice che è svanita nel nulla a Le Havre e da allora ci sono quasi duemila uomini e polizie di ben cinque governi che brancolano nel buio. Brasi è disposto a pagarlo profumatamente per convincerlo ad accettare il caso. Dietro di loro gli otto meticci dal pelo scuro gironzolano indisturbati accanto ad Ame, l’assistente di Saul, una ragazza orientale cieca che li ascolta immobile seduta per terra con le gambe incrociate. L’uomo gli lascia il biglietto da visita del suo avvocato per avere tutti i dettagli della ragazza, poi se ne va. Dalla stanza sul retro una voce rauca chiede se il cliente è andato via e dell’acqua con l’acido borico. Saul raccoglie un impermeabile da terra e dopo aver chiesto a Ame di provvedere lei a Mila esce di casa. Di sotto accanto alla sua Citroën Squalo c’è già Claro ad aspettarlo. Il ragazzino non è andato in istituto anche oggi e dopo aver sentito che Kiruna ha un nuovo caso, si offre di accompagnarlo. L’uomo lo scorta fino alla Stazione Centrale. Il vizio lo chiama, ha bisogno di andare dal Macedone. Claro esce dalla macchina e si dilegua per i vicoli lerci, l’uomo sa che lo ritroverà lì quando uscirà da quel posto, che quel ragazzino se la sa cavare forse meglio di lui. Entra. Il posto è buio e il Macedone è seduto al suo solito posto, ha in serbo per lui uno spettacolo indimenticabile per oggi. Un poeta francese e una donna malata terminale pronti a farsi seviziare nell’arena brulicante di derelitti assetati di sangue. Prima di andare a godersi lo spettacolo Saul chiede all’uomo se ha sentito parlare in giro di Anna Brasi. Il Macedone gli consiglia di provare con la Vulva Oculare che da qualche tempo pare mantenga una ragazza. L’investigatore fa scivolare cinquanta nuovi euro in mano all’uomo, poi entra nel locale pronto a scivolare nel buio della sua anima e godersi lo spettacolo della morte...

Secondo dei tre capitoli della Trilogia della Torre, questo romanzo di Cosimo Argentina esattamente come il precedente ci consegna un universo disturbato e disturbante fatto di personaggi tanto raccapriccianti quanto vividi e splendidamente diretti dalla solita superba penna dello scrittore tarantino, maestro come pochi nel tratteggiare e mettere in vetrina il suo personale bestiario di (dis)umanità decadente ridotta a brandelli e allo sbando totale con la consueta lirica armonia e musicalità. In uno scenario post apocalittico, in una Milano distopica, centro decaduto e devastato da un mega pseudo terremoto, figlia di un passato non troppo remoto che oramai non le appartiene più e che ha lasciato viceversa dietro di sé solo lembi di pelle marcia, carcasse umane e architettoniche, caos, devastazione e un’umanità che come un esercito di blatte infesta vie semidistrutte e macerie zuppe di pioggia acida, sprofondando sempre più nel fango e nel putridume. Tra queste anime disperate si barcamena anche l’investigatore Saul Kiruna che grazie ad un inaspettato nuovo caso ha l’occasione di riscattare e risollevare il suo animo oramai in frantumi. Ma questo non è un caso come gli altri. Qui Saul che inizialmente accetta il lavoro solo per guadagno, si accorgerà ben presto che in palio c’è ben altro. Dovrà affrontare a mani nude demoni, sette, poteri finanziari troppo più grandi di lui, dovrà mettere in gioco tutto quel che ha di più caro e persino la sua stessa vita, affondando quelle mani nella melma putrescente e sempre più decomposta dell’animo umano inghiottito senza redenzione nella parte più oscura degli inferi della sua e nostra mente.



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