Scoprire i Balcani

Scoprire i Balcani

Si parte per un viaggio che, varcato il confine sloveno, scende giù verso le Porte di Ferro e il Mar Nero, accompagnato dallo scorrere maestoso del Danubio; da Zagabria, ripidamente, giù verso Istanbul, in preda ad un’attrazione esotica e irresistibile verso l’Oriente e il mondo turco. I Balcani, l’Europa di mezzo, scontano le connotazioni cupe, conflittuali, violente della narrazione che li circonda o che li ha circondati fino a qualche anno fa. Mediamente, nella memoria collettiva stanno come luogo di scontri fratricidi e di odio interetnico, di ingovernabile complessità culturale. E invece, ovviamente, non è così. O non è solo così. C’è molto altro che aspetta d’essere scoperto, coi giusti tempi, col giusto ritmo, con la guida giusta. Dalle terrazze vinifere fra Collio e Brda, solcate dal confine italo-sloveno e candidate alla lista patrimonio UNESCO, alla Travnik del premio nobel per la letteratura Ivo Andrić; da Perasto, fedele della Serenissima, incastonata nelle Bocche di Cattaro, alla Bulgaria di Valija Balkanska, la cui voce viaggia adesso nello spazio insieme ad altre musiche universali, per incontrare orecchie aliene a cui far conoscere la complessa bellezza del fenomeno chiamato essere umano; dalla funivia di Sarajevo, alla bella Prizren, in Kosovo; dal tesoro romano di Stobi, nella Macedonia del Nord, all’equilibrio solitario dell’isola adriatica di Unije. E poi ancora, la valle dell’Una e la cascate di Jaice, le antiche osterie (kafane) di Belgrado, i luoghi della comunità Bektashi in Albania, i sentieri dei partigiani in Montenegro, i quartieri italiani a Greci, in Romania, sul delta del Danubio, le musiche di Novi Sad e quelle dei riti femminili rom...

La ricchezza culturale e la diversità dei paesaggi si riflettono poi nell’abbondanza enogastronomica, cui questa guida, scritta in collaborazione con Slow Food, è molto attenta. I vini, innanzitutto, con una industria enologica in crescita e piena di sorprese: citiamo almeno i vini dalmati come il Varenik che l’imperatore Francesco Giuseppe amava offrire ai suoi commensali. Ma poi anche il caffè turco e la rakija di prugne, ovviamente, la pasta di peperoni avjar, i pesci essiccati “cironki” del lago di Prespa, i fagioli di Smilyan, il formaggio al sacco bosniaco e molto molto altro, per una cultura del cibo che fonde i prodotti del mare, delle colline, delle alte montagne, delle grandi pianure e dei fiumi, e che viene protetta e valorizzata dai presidi Slow Food. In Italia non c’è portale che sappia raccontare meglio i Balcani nella loro complessità, bellezza, vivacità di “Osservatorio Balcani e Caucaso”, sito da cui nasce questa guida, che è molto più di una semplice guida, ma un percorso enogastronomico, culturale, letterario, storico e sociologico. I contributi sono firmati dai corrispondenti storici del sito, ma anche da scrittori, traduttori e poeti. C’è grande attenzione – e forse non è un caso visto che l’Osservatorio è basato in Trentino – alle montagne dei Balcani, veri e propri tesori poco esplorati con una crescente offerta turistica slow ricca di percorsi di trekking, hiking, mountain bike e arrampicata. Per ogni paese la guida consiglia letture di saggistica e di narrativa utili per approfondire la storia e la letteratura. Sono segnalati i principali eventi culturali (Festival del cinema, del libro, del teatro), offrendo spunti anche sui periodi nei quali è meglio partire. Insomma, i Balcani sono uno scrigno delle meraviglie a portata di mano, e non c’è guida migliore di questa per avvicinarcisi. Se proprio dobbiamo trovare una critica da fare, la facciamo sulle poche mappe che il libro include; è vero che con smartphone e computer a portata di mano tutti possiamo andare a vedere dove si trovano esattamente i posti nominati (spesso delle vere e proprie chicche), ma qualche mappa in più non avrebbe guastato.



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