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Scusate il disturbo

Scusate il disturbo

Helen, coreana, ha trentadue anni. Da bambina è stata adottata da una famiglia bianca cattolica di Milwaukee. Qui ha trovato anche un fratello, anch’esso adottato e anch’esso coreano. Da cinque anni ormai Helen vive a Manhattan, condividendo un monolocale con la coinquilina Julie. Single e senza figli, lavora part time in un’associazione con il compito di sorvegliare ragazzi problematici, a cui dice che devono pensare a lei come ad un palloncino che volteggia nell’aria, sempre al loro fianco. Qualche anno prima ha avuto un breve periodo di gloria, nel campo artistico. Creava assemblage di oggetti che trovava in giro, suscitando l’interesse di un critico che lavorava per un settimanale locale. Circondata da un’aura di pathos, aveva fatto di sé un’artista, nello stile di vita e nell’abbigliamento. Aveva perfino conseguito una laurea in lettere. Poi tutto è finito. Il 30 settembre riceve una telefonata dallo zio Geoff, che gli comunica l’evento tragico. Suo fratello è morto la notte precedente. Si è suicidato. Sono mesi che non parla con i genitori adottivi, ma non è strano che non l’abbiano chiamata loro? E poi cosa è accaduto davvero? Quali sono le circostanze della morte? “La vita stessa è istinto di crescita, di durata, di accumulazione di forze”. Le parole di Nietzsche la spingono a prendere una decisione. Deve partecipare al funerale, prendersi cura dei genitori, scavare nella vita del fratello e raccogliere indizi per comprende le ragioni di una morte che, per dirla alla Shakespeare, lei aborre. Non è normale decidere di togliersi la vita. Così acquista un biglietto di sola andata per Milwaukee...

Patty Yumi Cottrell, classe ’81, esordisce nella narrativa,aggiudicandosi nel 2017 la medaglia d’oro agli Indipendent Publisher Book Awards e vincendo nel 2018 il Whiting Award. È docente universitaria nel Master of Fine Arts della Stetson Unversity, in Florida. In Scusate il disturbo la vita di Helen Moran ha delle analogie con il vissuto dell’autrice. È di origine coreana, cresciuta in una periferia di Milwaukee, nel Wisconsin. Una città in cui la popolazione preferisce non affrontare le questioni razziali, identitarie, dove a scuola gli asiatici sono pochi, e pure denigrati. E anche Helen ha perso il fratello. Come si legge in un’intervista rilasciata dall’autrice a “La Lettura”, nel libro si affrontano argomenti sociologici importanti e dolorosi, anche se alcune vicende paradossali della protagonista riescono a strappare comunque qualche sorriso. Dal problema del razzismo nel Midwest, le questioni identitarie e la difficoltà di integrazione nel contesto sociale americano (anche per gli asiatici), agli effetti di un’adozione transnazionale sulla psicologia di un bambino. Conseguenze che possono essere devastanti e procurare infelicità. Per i coreani la ricerca della famiglia biologica è frequente, così come la voglia di aprire certe porte che forse è meglio lasciare chiuse. E poi i sensi di colpa della famiglia adottiva che nulla aveva capito. Dall’indagine Helen scoprirà il piano perfettamente architettato dal fratello infelice, che dopo la morte ha voluto dare via tutto, donare i propri organi a chi era destinato a morire, a quelli in fondo alle liste d’attesa. E farà anche luce su sé stessa, con pagine dense di riflessioni e considerazioni. Lei che ha sempre preferito essere un’osservatrice, ha avuto un ruolo importante nella vita del fratello. Ma a lei non ha lasciato nulla, tranne forse il vinile di Bitches Brew di Miles Davis.