Se la strada potesse parlare

Se la strada potesse parlare

Tish e Fonny si conoscono da quando erano bambini. Certo, lui era un bullo di strada come tutti i ragazzini di allora ma c’era qualcosa in lui - forse il modo in cui la guardava - che le piaceva. Ora Tish ha diciannove anni e un modesto lavoro. Suo padre, sua madre e la sorella Ernestine le vogliono bene e, quando lo incontra di nuovo, tra loro accade qualcosa di speciale. Lui è ancora un tipo strano, ma lei sa già di amarlo. Ora, per Fonny due cose contano nella vita: il legno e la pietra che scolpisce. E ora anche Tish. E se le perde, le dice, anche lui sarà perduto. Fonny ha una madre e due sorelle che, diversamente da Tish, lo considerano una specie di perdente. La donna frequenta una chiesa alla quale è devotissima, eppure la sensazione che la ragazza ha nel partecipare a una funzione è che nessuno là dentro le voglia bene. In una società dove la gente di colore conta meno di niente, Fonny, che si è trasferito nel centro di New York, viene visto come un negro che ha trovato il suo centro personale. Non è più il povero negro di nessuno. E questo, evidentemente è un crimine, almeno per i poliziotti del quartiere. Secondo loro devi essere sempre il povero negro di qualcuno. Così succede che Fonny finisce in galera con l’accusa di stupro per un fatto che non ha commesso, anche se la vittima e un poliziotto dicono di averlo riconosciuto. Tish va spesso a trovarlo in prigione, l’avvocato che li aiuta lavora sodo, ma occorrerebbe che la donna stuprata ammettesse di non averlo mai visto prima. Ci vorrebbe, insomma, un mezzo miracolo, per loro che non hanno molto tempo a disposizione. Il processo potrebbe essere fatto a breve e il bambino dentro la pancia di Tish sta crescendo...

James Baldwin scrive questo romanzo nel 1974, riempiendo la storia di Tish e Fonny di disillusione. La si respira nell’aria sin dall’inizio, da quel primo incontro in prigione tra i due giovani. Ogni strada della città ne è piena, le parole pronunciate da Tish e dai suoi genitori trasudano disillusione. Occorre comunque lottare, combattere per sopravvivere in una società che divide gli uomini in base al colore. Ma “la gente ti fa pagare per come sei, che è anche come tu pensi di essere, e quello che il tempo scrive sul viso di un uomo è il risultato di quella collisione”. Così va a finire che spesso ti ritrovi a lottare contro un muro. Baldwin scrive il romanzo alcuni hanno dopo la morte di Martin Luther King e Malcom X, lontano dall’America. Gli occorre un tempo e un luogo diversi per trovare una voce e poterne parlare, magari tra le righe. La vita dell’autore torna come un contrappunto dentro al romanzo, così come la disillusione per un momento storico e un futuro cupi. Nella figura della madre di Fonny ritroviamo forse le tracce del padre di James, uomo rigido e religioso. L’amore tra due persone e tra i membri della famiglia è uno dei temi portanti del romanzo, assieme alla disillusione. È un gancio al quale ci si appende per non crollare. Così fa Fonny con Tish, così farà Tish con la sorella Ernestine, autentica combattente, che non teme di esporsi per aiutare la sorella. Ma questo amore corre sul filo del tempo, altro tema fondamentale per Baldwin, perché tutto si piega alle sue regole, come una divinità che, anche in questo romanzo, pretenderà un sacrificio: una vita in cambio di un’altra vita.



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