Se perdo te

Ci sono due amiche. Amiche del cuore, che pur avendo ognuna una vita differente da quella dell’altra, riescono ancora a ritagliarsi piccoli momenti per loro. A fare progetti di avventure insieme e perfino a ideare e organizzare il viaggio della loro vita. Più che un viaggio, una vera e propria avventura che li porterà in America Latina e poi ad esplorare piccoli angoli di paradiso in cui ci si scorda quasi completamente della vita frenetica lasciata in qualche città europea. È questo lo scopo del viaggio di Bianca ed Elena. È per questo che la loro destinazione finale è l’arcipelago di Las Islas. Per arrivarci, però, le due amiche devono imbarcarsi necessariamente su un piccolo aeroplano turistico. Poco più che un trabiccolo. Una cosa che spaventa solo a guardarlo e infatti gli altri passeggeri, che sono in fila con Bianca ed Elena per salire sono più che titubanti. Una ragazza con uno zaino colmo e l’aria da snob dopo avere manifestato tutto il suo sdegno per quel mezzo improponibile rinuncia al viaggio, mentre una coppia con figli deve calmare un bambino che è esploso in un pianto inconsolabile per l’istinto proprio dei bambini che fiutano il pericolo come piccoli animali impauriti. Ma quello è il viaggio della loro vita e Bianca ed Elena vogliono passare sopra a tutti i presentimenti irrazionali da cui vengono colte anche loro. Dall’altra parte dell’Oceano i rispettivi compagni hanno rispettivamente atteggiamenti diversi. Uno si compiace di essere rimasto solo per qualche tempo, l’altro si preoccupa e rimane in ansia perché non gli arrivano più notizie. È l’inizio della tragedia. Può un viaggio tra amiche sconvolgere la vita di tante persone? E quello è davvero solo un viaggio?

Se perdo te è molto più di un giallo, molto più di un racconto sentimentale, molto più di una narrazione sul Destino. Scritto a quattro mani da Luca Occhi e Giorgio Ottaviani, lo definirei il romanzo al maschile per eccellenza. Un racconto in cui finalmente anche gli uomini diventano umorali e irrazionali come lo sono per la stragrande maggioranza le donne. Tomas Bucci, vero protagonista di intensissime pagine, fa, dice, agisce come lo farebbe una donna, anzi a tratti sembra quasi una eroina dei romanzi femminili ottocenteschi. Il lettore soffre e sente con lui. Trattiene il fiato quando le circostanze pericolose che lo travolgono sembrano annientarlo e con lui si trova a riflettere sul da farsi. I lettori finiscono per domandarsi se anche in loro c’è una scintilla della personalità di Bucci, le lettrici aspirano affinché i loro uomini possono assomigliarli in qualche modo. Ed è questa la forza di Se perdo te. Niente suspense estrema. Niente killer e inseguimenti polizieschi. Niente linguaggio da “maschi”. Per una volta un romanzo scritto da uomini è bello proprio perché gli uomini sanno piangere, sanno disperarsi e sanno mettere a rischio tutto pur di non perdere l’amore. La parte gialla del libro è di contorno, sfumata, assoggettata ai sentimenti. Per scrivere una storia come questa bisogna essere bravi, ma soprattutto preparati. Artigiani della scrittura e del comporre, esattamente come lo sono Occhi e Ottaviani che hanno dimostrato quanto anche il genere giallo possa aprirsi a sfumature e frontiere inesplorate. Ed era ora!

 


 

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