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Senza velo

Senza velo

Toscana, fine anni ’70. All’Istituto Santa Caterina è ora della ricreazione. Maschi e femmine stanno separati, di norma, ma a Lucilla e Veronica piace giocare con Luigi, perché lui non è scalmanato come gli altri e preferisce altri giochi al pallone. Quella mattina Luigi ha deciso che farà la parte del prete, e le due bambine, divertite, si mettono ordinatamente in fila per ricevere l’ostia, ovvero una croccante patatina Pai tutta da sgranocchiare. Di sicuro suor Agnese si accorgerà di tutto, e Veronica - nascosta dietro il tronco di un grande pino - si aspetta di sentire da un momento all’altro l’urlo severo della monaca. Invece (e questo è strano), suor Agnese non si accorge di nulla; a dire il vero ultimamente sembra molto distratta, e una mattina ha addirittura chiesto a tutta la classe di pregare per lei, affinché il signore le conceda la grazia. Ma di quale grazia si tratta? Veronica, Lucilla e Luigi muoiono di curiosità. Le ipotesi si sprecano ma secondo il bambino suor Agnese sta cercando il coraggio di togliere il velo per sposarsi con il suo innamorato che vive al paese. Elucubrazioni infantili, ma che non si discostano molto dalla realtà. Suor Agnese è davvero innamorata, ma il suo cuore appartiene a suor Michela, una donna così allegra e leggiadra, e così perfettamente a suo agio nella vita monastica da rendere il noviziato di Agnese un po’ più sopportabile. Lei di sicuro non è lì per vocazione - addirittura non sopporta i bambini, con i quali è a contatto tutti i giorni - ma solo perché un giorno ha deciso che era l’unica via di fuga dal padre violento. Ovvio che “l’amicizia particolare” - come viene definita - tra le due non sia ben vista dentro le mura del convento, e per questo Agnese e Michela vengono separate. Michela va a Roma; Agnese soffre, le scrive molte lettere, ma la sua amata non risponde, e sembra averla dimenticata presto. Gira voce che Michela abbia una nuova fiamma, incontrata al campo-scuola estivo in Garfagnana: Isabella. La ragazzina ha solo quattordici anni, e i suoi genitori l’hanno mandata lì per potersi fare la crociera in santa pace. Michela è dolce, e le assicura che non riceverà nessuna pressione: il campo è solo un modo per conoscersi reciprocamente. Isabella cerca sicurezza, risposte, ma non fa altro che confondersi quando Michela le posa lievemente le labbra sulla guancia. Un gesto che sa tanto di iniziazione...

Prendere coscienza della propria identità, accettarla, mostrarla al mondo senza vergogna. Oppure, nascondere la testa sotto la sabbia: negare l’evidenza, respingere le pulsioni, condannarsi all’infelicità in nome del perbenismo. Senza velo di Virginia Saccalupi - pseudonimo di una scrittrice del centro Italia dall’identità misteriosa - ci mostra i due lati della medaglia, con una scrittura asciutta ed elegante e dei capitoli brevi ma densi, nei quali si intrecciano tra loro le vite di numerosi personaggi. L’Istituto di Santa Caterina è il perno ai quali tutti loro (o quasi) fanno capo, una delle roccaforti della Chiesa Cattolica all’interno del quale tutto scorre silenzioso e diligente: “un mondo fuori dal mondo” incurante e sordo nei confronti dei tumulti che cominciano ad imperversare all’esterno delle sue mura. Siamo negli anni '70: le donne cominciano a rivendicare a gran voce i loro diritti, e anche i lavoratori cominciano ad unirsi per combattere i soprusi dei padroni. Mestruazioni, divorzio, aborto: parole bandite al Santa Caterina, ma che suscitano una curiosità febbrile in Veronica, una bambina per certi versi già adulta, la quale se le annota tutte in un blocco con l’intento di andare a scoprirne il significato; Veronica è una femminista in erba, ma lei ancora non lo sa. Tuttavia, le mura del convento non racchiudono certo la perfezione: Don Cirillo è un pedofilo. La madre superiora continua a punirsi col cilicio. Luigi deve combattere con chi lo deride chiamandolo “finocchio”. Agnese e Michela sono lesbiche, anche se con un approccio differente alla loro “diversità”; se la prima entra in crisi, riconsiderando tutte le scelte fatte fino a quel momento, la seconda sembra perfettamente a suo agio nel ruolo, anzi: a Michela piace esercitare il suo fascino, particolarmente sulle ragazzine fragili e indecise che varcano le porte del convento alla ricerca di un’identità, in cerca di una vocazione che ancora non capiscono se sia autentica o meno. Dopotutto, fa solo quello che, in nome di Dio, le viene chiesto: reclutare nuovi soldati. A volte, lasciarsi indottrinare può sembrare la via più facile: chi si conforma, si protegge. Ma la verità è che nessuno è davvero al riparo dalle tempeste della vita.