Sette ragazze imperdonabili

Sette ragazze imperdonabili

Emily, trent’anni e “quel problema di nervi”, attende, radicata al proprio posto come una pianta o un fiore. Attende, “come fosse il compimento” di un dovere. Attende nella casa sepolta tra le siepi di gelsomino, con la sola compagnia dei libri, dell’astronomia, delle stelle da ritrovare a memoria. Lui partirà il mese prossimo ed Emily lo sa, alcune cose non cambiano, si parte per restare, intatta rimane la distanza nel profondo delle rispettive interiorità... Jeanne non vuole rimanere a Domrémy per tutta la vita, non intende sposarsi, mettere radici. Il padre ha giurato che la annegherà piuttosto che farla partire con quelli là, i soldati. È difficile per una femmina essere presa sul serio. Ma “persino Dio è entrato nella storia grazie a una femmina” e Jeanne non può piegarsi alla volontà degli altri: “La mia disciplina è ferrea come / la corona delle regine medievali. / Io stessa mi chino soltanto / per piantare ranuncoli e viole”... È il 2 dicembre. Antonia pedala, in fuga dalla lezione, dalla scuola, da Corvetto. Veloce, più veloce, il freddo attaccato all’anima. Ecco Chiaravalle e l’Abbazia, nella sua eterna, placida attesa della primavera. Antonia, al contrario, non ha la forza di attendere. Ha le sue poesie, i suoi sbagli, un flacone di barbiturici, un pensiero: “quello che mi interessa è sentire meno il peso della solitudine. Quello che mi interessa è la tregua del combattimento”...

In questa sua prima prova letteraria la cantautrice pesarese Maria Antonietta, all’anagrafe Letizia Cesarini, considerata una delle rivelazioni dell’odierno panorama cantautorale italiano, riversa la spiccata sensibilità lirica che contraddistingue i suoi testi migliori e alcune delle sue grandi passioni – il Medioevo, la teologia, l’arte, la poesia. Un Libro D’Ore, così si presenta il suo Sette ragazze imperdonabili, ma una versione “laica e stramba” di quelle letture che nel Medioevo scandivano la giornata secondo le ore liturgiche. Dell’archetipo sacro Sette ragazze riprende la suddivisione, da Mattutino a Compieta, le “miniature” decorative – in questo caso graziosi collage composti dalla stessa autrice –, il disporsi ordinato di brevi racconti e poesie a ricalcare l’alternanza di letture e salmi. La sacralità infine, sui generis ma universale, dei principi che le donne di questo breviario tutto al femminile sono chiamate ad incarnare. Poetesse e scrittrici come Emily Dickinson, Sylvia Plath, Antonia Pozzi, Cristina Campo, Etty Hillesum e Marina Cvetaeva; la santa guerriera per eccellenza, Jeanne d’Arc; una bonus track, l’ottava ragazza, autrice dello splendido collage scelto come copertina del volume: queste le donne in cui Maria Antonietta sceglie di immedesimarsi con penna lieve, parole pesate ed un lirismo cesellato di simbologie, rivendicando attraverso la loro viva voce le scelte a volte estreme, il diritto e la fame di esistere senza limitazioni e compromessi – nonostante il conflitto, la solitudine, la fatica di vivere e di reggere “il passo dell’eternità” –, l’espressione di mondi interiori ricchissimi e tumultuosi che con forza hanno dichiarato, per citare uno dei testi più noti dell’autrice, di non potersi ridurre mai “ad una linea di contorno”. Sette ragazze imperdonabili è un delicato atto di gratitudine, una liturgia d’amore verso maestre spesso dimenticate, considerate imperdonabili, appunto, perché hanno rinnegato la strada più semplice, abbracciando la propria complessità e le proprie insanabili, profonde, bellissime crepe. Donne che, anche grazie ad operazioni come questa, possono ancora parlare, ispirare, illuminare la via.



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