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Si spezza ogni volta il mio cuore

Si spezza ogni volta il mio cuore

Giovanna ha appena superato l’angolo tra via Sarpi e viale Montello, di fronte a quel distributore di benzina anni Cinquanta che è stato abbattuto da poco. Si sente stanca e non vede l’ora di tornarsene a casa e mettere un punto a quella giornata, del tutto simile a tante altre. Cena, poi un film in TV. Alle quattro e mezza, uscendo dall’emeroteca di corso Vercelli, aveva pensato di chiamare Tommy, suo figlio. Non lo sente da giorni, ma per fortuna presto – tra meno di un mese – uscirà da quel luogo che è stato, negli ultimi due anni della sua vita, una sorta di carcere: la comunità Il Bosco. Aveva pensato di chiamarlo, ma alla fine non lo ha fatto; gli telefonerà domani, pensa proprio mentre il display del suo cellulare si illumina e l’odiato nome della comunità lampeggia. Cosa mai potranno volere? si chiede Giovanna mentre si appresta a rispondere. La voce del dottor K le comunica che c’è stato un incidente, Tommy è caduto dalla finestra ed è morto. Si tratta di suicidio. Parole incomprensibili si accavallano nella sua mente e, mentre una voce che non le appartiene grida che quello che le stanno dicendo non può essere vero, Giovanna si accascia e lancia il telefono lontano da sé, per non sentire più nulla. Scivola a terra mentre il suo sangue diventa gelido e, quando qualcuno le rimette delicatamente il telefono in mano, Giovanna realizza che, se non si muore subito, si può vivere con il cuore spezzato. Riesce in qualche modo a chiamare sua sorella Barbara e ad articolare qualche incomprensibile parola. E poco dopo eccola lì, la sua adorata sorella, insieme ad un sacco di altre persone, tra cui Davide, il padre del suo secondo figlio Luca, che è in viaggio ma arriverà tra pochissimo tempo. Ci sono anche Sara e Michele, figli di Davide e in parte anche suoi, seppur nati da un’altra madre. Tutti le stanno andando incontro. Forse hanno già saputo cosa è accaduto e stanno cercando di esser al suo fianco, per impedire che anche lei muoia. Manca solo Andrea, il padre di Tommy. Ma lui non verrà, né oggi né mai…

È una donna con il cuore spezzato Giovanna. Anzi, è una donna il cui cuore si spezza ogni volta che pensa al figlio Tommaso che non c’è più, da cinque anni. Una storia durissima, senza alcuna concessione; il racconto di una madre che perde un figlio dopo averlo affidato a quello che, secondo lei, è l’unico strumento possibile di salvezza: una comunità di recupero. Una struggente vicenda di disperazione e dolore e, allo stesso tempo, una profonda dichiarazione d’amore e di rispetto nei confronti di una vita fragile, interrotta e, forse, non completamente compresa. Il dolore è immenso; i ricordi – e soprattutto i rimpianti – legati alla vita del figlio svuotano l’esistenza di Giovanna di ogni senso. Resta soltanto il bisogno straziante di raccontarsi, di rivivere il rapporto con quel giovane ribelle e fragile, insicuro e troublemaker, affamato di consenso e di amore. Sopravvivere ad un figlio è, forse, la punizione peggiore per un genitore e Giovanna ne è consapevole. Non è solo il bisogno di perdonarsi ed essere perdonata, tuttavia, che la spinge a ripercorrere ancora e ancora la breve esistenza di Tommaso; ciò che la anima e che riesce a dare ancora un senso alle sue giornate è la necessità di trovare la verità, ovunque essa sia stata nascosta, e di restituire al figlio la dignità che merita. Ecco allora che tutto viene analizzato con precisione chirurgica e si rivelano a poco a poco le debolezze di un ragazzo indifeso e le imposizioni di un padre dispotico e centrato solo su di sé, i limiti di una madre fin troppo arrendevole e condiscendente con tutti e i metodi troppo duri di una comunità di recupero omertosa e lontana dai veri bisogni dei suoi ospiti. Carla De Bernardi offre al lettore una vicenda piena di sofferenza, raccontata con estremo garbo ma altrettanto estrema lucidità; una vicenda che, partendo da una telefonata non fatta, affronta temi complessi e si pone interrogativi cui è sempre difficile dare una risposta certa e univoca.