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Solaris

Pianeta Solaris. Abitanti, uno. Che pesa 17.000 miliardi di tonnellate. Un oceano protoplasmatico pensante che si esprime in linguaggio matematico ma emette un flusso di dati troppo complesso e massiccio per essere compreso: è una sorta di divinità, uno yogi cosmico che ha compreso il senso della vita? O una sorta di immenso cancro impazzito che elabora pensieri senza senso e ogni tanto sintetizza bizzarri manufatti dalla funzione sconosciuta? Come è riuscito ad alterare l’assetto gravitazionale di Solaris rendendolo abitabile per sé? Da più di un secolo gli scienziati terrestri tentano di risolvere questi enigmi, tanto che la “solaristica” è diventata una disciplina a sé, ma invano. Anzi, la mancanza di fondi e l’appeal in calo stanno facendo ipotizzare di abbandonare lo studio dell’oceano alieno. Sulla stazione che staziona qualche decina di metri sulla superficie di Solaris inoltre succedono cose strane, si procede a esperimenti contraddittori e non autorizzati, si inviano messaggi senza senso oppure non si risponde alle chiamate della Terra: viene inviato a indagare dalla astronave Prometheus l’ineffabile Kelvin, che si trova subito di fronte a un mistero. Gli occupanti della stazione sono apparentemente tutti morti tranne due, il nevrotico Snaut e il paranoico Sartorius, e ovunque regna un disordine aberrante, un abbandono inspiegabile. Cosa ha ucciso o fatto uccidere gli altri membri dell’equipaggio? Cosa terrorizza i sopravvissuti? Che effetto ha avuto sull’oceano senziente il bombardamento di raggi X al quale lo ha sottoposto il team diretto dal defunto Gibarian? Mentre Kelvin indaga, misteriose presenze materializzate da Solaris cominciano a popolare la stazione orbitante, presenze prese di peso dal passato e dall’inconscio dei suoi abitanti umani...

Lucida critica dell’antropomorfismo e amara riflessione sulla natura del divino, Solaris è science-fiction forse solo incidentalmente. Al centro della vicenda c’è l’impossibilità oggettiva dell’uomo di confrontarsi con la Diversità, con il veramente alieno, perso com’è nel cercare solo specchi o versioni alternative di se stesso. Un narcisismo che in questo caso gli viene rigettato addosso e lo mette in crisi. Portato sul grande schermo (con alterne fortune e approcci diametralmente opposti) da Andrej Tarkovsky e Steven Soderbergh, Solaris è un apologo raffinato, pessimista, ironico, a tratti enigmatico come un artefatto di Solaris.