Salta al contenuto principale

Sono sempre io

Autore
Traduzione di
Genere
Editore
Articolo di

Nathan la sta aspettando agli Arrivi, come promesso. Appena la scorge, la stringe in un forte abbraccio, poi la osserva, nella sua camicetta leopardata anni Settanta, e non può fare a meno di farle notare, sorridendo, che il suo stile nel vestire è rimasto immutato. Per Lou è la prima volta negli Stati Uniti e la prima volta a New York. Nathan, che si è trasferito lì già da tempo, le ha offerto un lavoro presso una classica famiglia disfunzionale multimilionaria: dovrà essere l’accompagnatrice di Mrs.Gopnick. La residenza dei Gopnick si estende per seicentocinquanta metri quadrati distribuiti sul secondo e terzo piano di un edificio di mattoni rossi in stile gotico. La stanza di Lou, invece, misura circa tre metri e mezzo per tre e mezzo. Contiene un letto matrimoniale, un televisore, un cassettone, un armadio ed una poltroncina con la seduta sfondata. Poco oltre, c’è una cucina comune a disposizione del personale, cioè, oltre a lei, Nathan ed una domestica, che però non ha ancora conosciuto. Sul suo letto è appoggiata una pila ordinata di cinque polo verde scuro e pantaloni neri lucidi in Teflon, la divisa. Sembra piuttosto a buon mercato e stona un po’ con la tanto decantata ricchezza dei Gopnick, ma tant’è. Una cena a base di takeaway con Nathan, un po’ di zapping in TV, un sonno senza interruzioni fino alle quattro e quarantacinque del mattino, un messaggio a Sam ed una gran voglia di caffè con un poco di latte. Lou percorre il corridoio, cercando di ricordare dove si trova la cucina, apre una porta e si trova di fronte una donna robusta di mezza età, occhi scuri e profondi, angoli della bocca all’ingiù, capelli scuri acconciati come una diva di Hollywood degli anni Trenta. Si tratta di Ilaria, la domestica, molto molto poco friendly. E per giunta non c’è latte in frigo. Forse però non è troppo presto per andare a comperarne una bottiglia. Dopotutto, si trova a New York, la città che non dorme mai…

Il terzo capitolo delle avventure di cui Louisa Clark è protagonista riprende da dove si erano interrotte in Dopo di te. Lou ha accettato un nuovo lavoro a New York, lo deve a se stessa ed è l’unico modo per riuscire a capire cosa davvero voglia dalla vita, anche se allontanarsi da Sam, seppure a tempo determinato, è stato faticoso. La Grande Mela è rumorosa, caotica, splendida, non è facile capirne il carattere ed integrarsi. Lou, in una New York fatta di cene di beneficienza sontuose, saloni di bellezza, grattacieli e limousine con autista, è un’ombra. È fuori luogo, intimorita, si sente smarrita. Riesce a sentirsi in sintonia con se stessa e con l’ambiente circostante solo quando si allontana da Manhattan, là dove le strade sono più sporche ma le persone sono più vere. Inoltre, non è facile stare così lontano dalla famiglia, da Treena, dal nonno malato. Ed è dura stare così lontano da Sam e dall’amore, quell’amore che, vissuto a distanza, può diventare fragile e debole fino a spezzarsi. E poi c’è Will, che continua ad essere una costante: Lou lo sogna, lo pensa, continua a desiderare che lui sia orgoglioso di lei e dei suoi successi. E c’è anche chi, pur non essendo Will, lo ricorda in maniera imbarazzante e la confonde. Ancora una volta il percorso di Lou sarà in salita, ma ancora una volta ne uscirà vincente e saprà trovare un nuovo equilibrio, pur rimanendo fedele a se stessa. Una favola romantica, che non sempre brilla per originalità ma ben scritta, permeata di dolcezza e consigliata a chi è alla ricerca di una lettura non troppo impegnativa. Non si può certamente dire che Jojo Moyes non sappia scrivere, ma l’augurio è che abbia deciso di salutare definitivamente Louisa Clarke e di lasciarla camminare da sola per la propria strada. Ormai è diventata grande e ce la farà.