Sotto le lune di Giove

Sotto le lune di Giove

India meridionale, tempo presente. Le esistenze di sei persone si intrecciano tra loro per cinque giorni nello spazio della immaginaria città-tempio di Jarmuli, in riva al mare. Una giovane cronista tormentata dai propri demoni, che emergono da un passato mai rimosso e la spingono – tramite l’occasione del reportage – alla ricerca dei luoghi in cui ha vissuto da bambina. Tre devote signore anziane che hanno deciso di compiere un pellegrinaggio, lontane dalla routine domestica e finalmente insieme senza preoccupazioni, suggellando così la pluriennale amicizia. Un fotografo il cui imminente divorzio dalla moglie ha reso insicuro e rabbioso. Un uomo del posto, che lavora come guida turistica, alle prese con le proprie pulsioni amorose. Intorno, l’atmosfera contraddittoria e inquietante di un paese immenso, sferzato dal sole e dalle maree, segnato dalla povertà delle strade e dalla ricchezza degli alberghi, intriso di fede sincera, ma anche di cieca e pericolosa adorazione, capace di coltivare l’amore più puro e la violenza più aberrante…

L’India è una terra di conflitti perenni, lunghissimi, feroci. Faide interne, causate dalla religione o dalla ideologia politica, che si trascinano ineluttabili e che la allontanano sempre di più dalla filosofia gandhiana, che pure da essa è magnificamente germinata. Generazioni intere sono nate e morte durante le guerre e, come sempre accade, sono stati soprattutto i bambini a pagarne le spese. Anuradha Roy (Calcutta, 1967), già conosciuta in Italia per il suo L’atlante del desiderio, edito dalla stessa Bompiani, sa come spiegarcelo, con immagini di una crudeltà toccante, quando ad esempio racconta delle bambine nell’hasram, comunità hindu autarchica dedita alla preghiera, raccolta intorno al guru. Accanto a questa vena, che scorre per tutto il romanzo e ne rappresenta il nucleo più dolente, poiché denuncia la reale natura del fanatismo religioso, ci sono i rivoli altrettanto malinconici delle diverse vicende dei personaggi. Lo stile della Roy è potente, specie nella descrizione degli scenari e nella costruzione delle psicologie. Tuttavia l’intreccio appare a tratti confusionario: la narrazione si svolge sia in prima che in terza persona; il protagonista è individuabile, ma “sommerso”, mentre lo vorremmo al centro della scena; l’incontro/scontro dei personaggi – seppur adoperato per far risaltare meglio i contrasti della cultura indiana - è poco solido e prevale nel lettore una sensazione di slegamento, con riguardo anche alle scene finali. Sotto le lune di Giove resta in ogni caso un romanzo interessante, ma che forse avrebbe potuto essere sviluppato con maggior coesione e chiarezza.



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