Spigole

Spigole

Ettore Lisio è uno sceneggiatore di fumetti affermato che vive a Milano, in zona Navigli. Ha una figlia stupenda, Patrizia, mentre sua moglie, Beatrice, è venuta a mancare due anni prima in seguito a un incidente. C’è stato un tempo in cui per Ettore il suo lavoro era tutto ed era anche uno dei migliori sulla piazza. Non pochi infatti hanno dimenticato il suo esordio spettacolare, negli anni Novanta, con la serie Doc Diablo, in collaborazione con Gianni, detto Jaco. A Ettore, invece, quella serie non era mai piaciuta e tanto meno gli piace quella che sta sceneggiando ora, quella del Ranger. Questa proprio non gli va giù, tutte le volte la stessa storia: il Ranger si mette in un qualche pericolo, poi, prontamente, grazie alle sue mirabolanti abilità, riesce a uscirne fuori. Il fatto è che Ettore sembra aver finito le idee e vuole ormai cambiare vita. Così, una mattina, mentre si sta recando nel suo studio, passa davanti alla pescheria del quartiere, alla cui porta è appeso il cartello “Affittasi”. Ettore non ci pensa due volte, prende il numero e, pochi giorni dopo, chiama. A rispondergli è una voce scorbutica che, malamente, gli dice di farsi gli affari suoi, che il locale non è più in affitto. Ettore è deciso a far valere le sue ragioni e riesce così a strappare un appuntamento a quest’uomo poco educato...

Entrambi sceneggiatori, entrambi prima musicisti e poi fumettisti, non è difficile collegare il protagonista Ettore al suo ideatore Tito (al secolo Luca) Faraci. Il quale però ha tenuto a prendere un minimo di distanza dal personaggio. “Ha anche alcuni dei miei difetti ma non sono io. In lui però riconosco certi conflitti interiori e momenti di stanchezza nel dover progettare sempre nuovi agguati”. Di agguati, situazioni e trovate deve averne pensate davvero tante Faraci, sceneggiatore di serie come Diabolik, Dylan Dog, PKNA, Tex e uno dei primi italiani a lavorare su personaggi storici della Marvel come Daredevil, Captain America e Spider-Man. Come Ettore, a un certo punto Tito si sarà stufato, decidendosi di confrontarsi con la narrativa (Nato sette volte, La vita in generale). In tal senso, la sua ultima fatica è questa qua, Spigole. Dove, appunto, ha messo letteralmente il suo mestiere, parlando apertamente e senza peli sulla lingua delle complicazioni, delle aspirazioni e, soprattutto, di quanto sia dannatamente difficile essere ogni giorno creativi. Tirandosela anche, ma quel tanto che basta. Ma in Spigole c’è anche Milano, o meglio la Milano della movida, quella dei Navigli e della darsena. Tito Faraci la racconta in maniera tagliente, ironica e soprattutto veritiera. Una menzione d’onore va infine fatta per la famigerata via Emilio Gola (non nominata direttamente, ma chiaramente riconoscibile), che Faraci fa entrare in scena per mostrare che, tra i tanti aperitivi, Milano ha anche un lato piuttosto oscuro.



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