Salta al contenuto principale

Stazione centrale ammazzare subito

Stazione centrale ammazzare subito

Un pacco di milioni per sistemarsi. In fin dei conti si tratta solo di prendere delle valige, controllarne il contenuto e consegnarle ad un’altra persona. Ancora un paio di scambi, rigorosamente predisposti nei tempi e nei luoghi. La stazione centrale di Milano, al piano binari, in un bar che chiude uno dei due lati, sempre pieno di gente che corre, che beve un caffè al volo prima di andare ai binari o che usa i tavolini come punto di incontro per discutere di affari nel completo anonimato. Domenico Barone aspetta il treno da Ginevra delle 4.40 bevendo un gingerino rigorosamente non ghiacciato, nonostante sia un maggio caldo come fosse già piena estate. Osserva la gente, la varia umanità che affolla tutte le stazioni, quella che in Centrale diventa quasi un mondo a se stante. Ormai conosce i volti di alcuni che come lui aspettano e quelle di chi tolta la divisa, li tiene discretamente d’occhio... Dei bravi ragazzi di periferia con qualche piccolo debito con la giustizia e poca testa, ma non Teresa. Pantalonaia e fidanzata di uno dei due, lo ha sentito progettare una rapina insieme al suo amico Mario Farra e la sua ragazza ma vuole impedire che si mettano in un guaio vero. Va dalla polizia e racconta tutto quello che sa, un piano balordo che prevede di scappare con la macchina – rubata ovviamente – dal distributore dei Bastioni di Porta Venezia, alle 4 del pomeriggio. Una follia...

Oggi certo l’interno della stazione Centrale di Milano è cambiato, tutto nuovo pieno di vetrine e tappeti scorrevoli al posto delle scale mobili, ma in realtà la fauna che ci “vive” e ci “lavora” è ancora tutta lì. Sono in parte cambiati i colori della manovalanza: i capi, quelli che ci guadagnano davvero, anonimi erano e anonimi sono rimasti. A distanza di cinquant’anni Giorgio Scerbanenco è ancora il signore indiscusso del noir italiano, l’autore che ha dato il via a un modo di raccontare (Milano, in particolare) attraverso il crimine entrando nel modo di pensare di chi delinque. Nato a Kiev nel 1911, cresciuto in Italia orfano di un padre che morì durante la rivoluzione russa, a 16 anni perde anche la madre trovandosi costretto a lasciare gli studi e fare i mestieri più disparati. Approdato all’editoria, tenne molte rubriche tipo posta del cuore e forse fu il venire a contatto con le storie più diverse che lo portò a prediligere e raccontare appunto la parte nascosta della gente. Prolifico e capace di spaziare fra tanti generi letterari, raggiunge la fama con la serie di Duca Lamberti, non un poliziotto ma un medico radiato per aver praticato l’eutanasia ad una malata terminale, che poi collabora con la questura diventando grazie al suo intuito un ottimo investigatore. Tratti da Milano calibro nove (1969) questi due racconti raccolti in ebook sono ancora di un’attualità spaventosa e d’altra parte, visto che i suoi protagonisti sono uomini e donne che vivono ai margini della città della vita dei sentimenti, non potrebbe essere altrimenti. E se in alcuni romanzi la narrazione suona leggermente datata rispetto al contesto attuale, la cosa non si avverte minimamente nei due racconti di cui parliamo qui. A conferma - qualora ce ne fosse bisogno - dell’importanza di Giorgio Scerbanenco nel panorama della narrativa di genere, a lui è dedicato un premio letterario che porta il suo nome, forse il più prestigioso e ambito da ogni autore di noir.