Storia del giallo italiano

Storia del giallo italiano

Che possano essere stati Francesco Mastriani, Emilio De Marchi e Salvatore Di Giacomo i primi scrittori di testi di genere “giallo” italiani è possibile. Così come è possibile che la nascita di un romanzo popolare di atmosfere noir in Italia sia legata ad una sorta di competizione ed emulazione degli scrittori francesi autori di inizio Ottocento, dei mirabili féuilletons di enorme successo, come nel caso dei romanzi di Victor Hugo (Notre-Dame de Paris del 1831, I misteri di Parigi del 1842), ma anche dei romanzi di Alexandre Dumas (Il conte di Montecristo, 1844-45). Il mio cadavere di Francesco Mastriani, apparso a puntate fra il 1851 ed il 1852, ha tutte le caratteristiche per essere considerato il primo romanzo giallo italiano. Con questo lavoro, infatti, Mastriani, che con La cieca di Sorrento del 1851 già aveva iniziato a perlustrare gli ambienti criminali, mette su carta i presupposti di una prima indagine poliziesca legata alla conoscenza rudimentale di anatomia patologica. Quasi negli stessi anni Salvatore Di Giacomo con La pipa ed il boccale mette in scena racconti paurosi e straordinari anche di ispirazione carceraria, ma sarà Emilio De Marchi con Il cappello del prete (1887) a dare il via ad un genere letterario dichiaratamente incentrato sul groviglio di ragioni che dividono gli innocenti dai colpevoli, le vittime dai carnefici, mescolando con sapida accortezza gli elementi di cronaca con quelli della finzione, al fine di coinvolgere il pubblico di lettori senza annoiarlo o appesantirlo troppo. Da qui inizia la fortuna di un genere che non è facile classificare, per stile e per sfumature: dalla Sicilia di Sciascia totalmente differente da quella di Camilleri; alla Milano di Scerbanenco, ma anche di Pinketts; fino alla Napoli di Di Giacomo, ma anche di De Silva e De Giovanni. Il genere giallo si è sviluppato senza regole precise se non quelle di provare ad indagare, attraverso la finzione, gli aspetti più reali del mondo moderno…

Luca Crovi intende, con questa poderosa panoramica sul genere giallo italiano, completare in modo sistematico il lavoro già iniziato con Tutti i colori del giallo. Il giallo italiano da De Marchi a Scerbanenco a Camilleri (Marsilio 2003), proseguito poi con Noir. Istruzioni per l’uso (Garzanti 2013) e con Storia del giallo in 50 investigatori (Centauria, 2019). Il libro vuole essere in sostanza una storia ragionata e documentata dell’evoluzione del genere giallo, ma allo stesso tempo è una storia leggera, che non si perde in digressioni e punta più al quadro d’insieme che al singolo approfondimento: per questo, più che un saggio, il libro si presenta come un’enciclopedia immediatamente fruibile, anche con letture episodiche mirate, da chi si avvicina per la prima volta al genere “giallo”, ma anche per i lettori avveduti. La vasta materia è organizzata per temi (il giallo di ambientazione storica ma anche il giallo dalle tinte noir e quello dallo spiccato senso dell’humour) e per provenienza geografica (si pensi alla lunga tradizione milanese, a quella emiliana e partenopea), ma non sono disdegnate brevi monografie ad hoc come nel caso di Giorgio Scerbanenco ed Andrea Camilleri. Se si vuole trovare una pecca, che però è comprensibile perché avrebbe significato aumentare e non di poco la mole di questo lavoro che già rasenta le 500 pagine, allora possiamo lamentare l’assenza di una bibliografia (per autore e per temi) solo in parte sopperita dalla ricca lista dei nomi citati in coda e dai richiami, non sistematici, all’interno delle singole voci.



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