Storia di una figlia

Storia di una figlia

Anna Sertori ha tutto: un fidanzato che presto sposerà e che dirige un’azienda di spicco nel Nord Est; un padre che lei ama di un amore ricambiato e che le permette di vivere in agiatezza tanto da poter continuare con calma i suoi studi di specializzazione in medicina; ha un appartamento e la prospettiva di uno studio da chirurgo plastico per le signore della Verona bene. Ma proprio in questi casi, quando tutto sembra sorridere, si presenta il destino cinico e baro: il padre ha un ictus, viene ricoverato in ospedale in fin di vita e per Anna il mondo sembra non avere più senso, tutto le cade addosso, tutte le certezze, tutti gli affetti. Il trauma le porta degli incubi tremendi di rastrellamenti nazisti, impiccagioni, scene che le tolgono il sonno. Da dove vengono quelle immagini? È forse malata? Dopo aver fatto gli accertamenti di rito che le confermano che, anche se stanca, è sana come un pesce, Anna decide di affidarsi ad una terapia alternativa, sperimentale, che consiste nel sondare quei sogni con l’ipnosi considerandoli come parte di un patrimonio genetico da lei ereditato. Dunque potrebbero essere ricordi del padre, che ha prestato servizio come soldato durante la Grande Guerra, senza però fare mai menzione ai suoi familiari di quello che aveva vissuto e visto. Comincia allora per Anna un viaggio tormentato nel passato di suo padre, nel tentativo di scoprire cosa le ha voluto tenere nascosto e perché. Sarà un viaggio doloroso che cambierà per sempre la vita di Anna, e non solo…

Che il personaggio del commissario Renzo Bruni stesse cominciando ad essere stretto a Piernicola Silvis lo potevamo dedurre dall’ultimo romanzo Gli illegali, in cui l’intera squadra è fatta traslocare da Foggia a Napoli, da un serial killer ‘storico’ ad un altro tipo di indagine, altrettanto delicata. C’era nell’aria l’esigenza di cambiamento, per questo bene ha fatto Silvis, nonostante l’ottimo risultato de Gli illegali, a tuffarsi in un tipo di romanzo diverso, se confrontato con il resto della sua produzione, come Storia di una figlia. Dopo un avvio un po’ lento nella parte iniziale, la storia si dipana con un ritmo incalzante e sempre più coinvolgente: il lettore attraversa le pagine per poter conoscere quanto si svolgerà in quella successiva, desideroso di ricostruire, con Anna, la storia di un personaggio ma anche di saperne di più della storia oscura dell’Italia fra il 1943 ed il 1945, ma anche dal dopoguerra ad oggi. Il ritmo è tenuto vivo dallo stile diretto e dalla scansione in capitoli brevi, capaci di chiudere una scena e di apparecchiarne subito un’altra. Nella costruzione dell’intreccio, si spazia dalla memoria genetica al revisionismo ed alla ricostruzione storica degli anni delicati della fine della seconda guerra mondiale, Silvis amplia il cast dei personaggi chiamando in causa ricercatori, professori universitari, avvocati e giudici militari, reduci di guerra e paesini appenninici. La storia non ha un confine, ma giustamente parte da Verona per coinvolgere tutto lo Stivale e anche oltre, anche l’Austria. Nulla è lasciato al caso, ma tutto combacia in una rincorsa forsennata alla verità, individuale e storica. Un’altra bella prova di Silvis, non solo per la narrazione, ma anche perché riporta alla ribalta temi che ancora oggi aspettano delle risposte (fra tutti: i rapporti fra nazisti e Stato Vaticano e l’omertà di Stato nel giudicare i crimini fascisti e nazisti). Da leggere per poter andare oltre i luoghi comuni.

LEGGI L’INTERVISTA A PIERNICOLA SILVIS



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