Storia di uno Schiaccianoci

Storia di uno Schiaccianoci

“C’era una volta nella città di Norimberga un presidente molto stimato che veniva chiamato il signor Silberhaus. […] Aveva un figlio e una figlia. Il figlio, di nove anni, si chiamava Fritz. La figlia, di sette anni e mezzo, si chiamava Marie”. Invitato con sua figlia a casa dell’amico conte di Mxxx ad una festa per bambini, un uomo cerca rifugio in un tranquillo salottino appartato per sfuggire ai rumorosi giochi della scatenata compagnia di “una ventina di graziosi piccoli diavoletti dagli otto ai dieci anni”. Vinto dal sonno suo malgrado, ad un certo punto l’uomo si sveglia legato alla poltrona come “Gulliver alla spiaggia di Lilliput”, tra le risate fragorose di un gruppetto di bambini e bambine che lo tengono prigioniero. Per trattare la sua liberazione il malcapitato propone una gita in pasticceria l’indomani ma i bambini sono sazi e non ne sono allettati; allora prova a proporre di sparare un fuoco d’artificio soltanto per loro ma le bambine non gradiscono. Ad un certo punto si sente la vocina di sua figlia: “Dite a papà, che scrive storie, di raccontarcene una bella”. E così lui comincia una storia di un autore che si chiama Hoffmann intitolata Lo Schiaccianoci di Norimberga. I due figli del presidente Silberhaus – continua quindi la storia – sono due ragazzini deliziosi molto diversi tra loro non soltanto fisicamente, Fritz è paffuto e arrogante quanto Marie esile, pallida e dolce. La sera della vigilia di Natale i due aspettano con ansia di vedere i regali e di scoprire cosa ha portato per loro il padrino Drosselmayer, uno strano personaggio, consigliere di medicina, orologiaio, geniale costruttore di congegni meccanici, il quale “sostiene fermamente che un giorno sarebbe riuscito a costruire veri uomini, vere donne, veri cani, veri uccelli e veri pesci”. Fritz vorrebbe un cavalluccio per la sua scuderia e uno squadrone di ussari per completare la divisione di comando del suo piccolo esercito; Marie una nuova bambola. Quando vedono i regali vicino all’albero di Natale i due bambini non riescono a contenere la felicità e solo in un secondo tempo notano in mezzo ad un prato smaltato un bellissimo castello all’interno del quale danzano personaggi riccamente vestiti. Il piccolo capolavoro del padrino Drosselmayer, però, non ottiene a lungo la loro attenzione e all’improvviso Marie viene attirata da “un delizioso omino che, appoggiato malinconicamente al tronco dell’albero di Natale, aspettava silenzioso e impassibile che arrivasse anche il suo turno per essere visto”, busto troppo sviluppato, gambette gracili, abiti elegantissimi con alamari e bottoni d’oro, stivaletti bellissimi e poi uno strano mantello di legno sulla schiena simile ad una coda e un berretto da montanaro. L’omino che Marie ha preso in simpatia è in realtà uno schiaccianoci: facendo leva sullo strano mantello gli si apre la bocca, nella quale due file di denti aguzzi rompono la noce che vi si pone in mezzo. “Era un discendente di quella antica e venerata stirpe di schiaccianoci la cui origine, come quella della città di Norimberga, si perdeva nella notte dei tempi”. In seguito ad un incidente provocato da Fritz all’omino si rompono due denti, perciò viene affidato a Marie perché se ne prenda cura. Ed è così che, durante la notte, la bambina…

Nel 1816, a Berlino, il raffinato scrittore e illustratore Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776 – 1822) pubblica il racconto Schiaccianoci e il re dei topi, forse ispirato dagli schiaccianoci di legno decorato che abbellivano i mercatini di Natale della Germania ottocentesca, oggetti di moda tra le produzioni in serie di giocattoli per bambini. Il racconto – che in seguito rientrò nella raccolta I confratelli di Serapione (4 volumi usciti tra il 1819 e il 1821) – viene tradotto in francese nel 1938 e nel 1944 Alexandre Dumas (padre, 1802 – 1870), il celebre autore de Il conte di Montecristo e I tre moschettieri, lo reinterpreta in una versione edulcorata più rassicurante, eliminando i particolari più inquietanti, e lo pubblica a suo nome con i disegni di Charles Albert d’Arnoux (1820 – 1882) detto Bertall, uno dei più importanti illustratori del XIX secolo. La versione di Dumas di questa incantevole favola, che racconta la storia magica della principessa Pirlipate vittima dell’incantesimo della vendicativa e terribile signora Rattona e di suo figlio, il malvagio re topo dalle sette teste, della noce fatata Krakatuk, del bel giovane nipote del padrino Drosselmayer – amico di famiglia ma soprattutto abilissimo costruttore di incredibili creazioni meccaniche -, incastonata nel fantastico regno delle bambole, è diventata la versione più nota ed ebbe tanto successo da ispirare il coreografo Marius Petipa per il balletto Lo schiaccianoci, coreografato dal suo assistente Lev Ivanovič Ivanov e musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij. Questa deliziosa e curatissima edizione Interlinea riprende la versione ottocentesca di Dumas e ne riporta anche le pregiate illustrazioni originali di Bertall, che restituiscono tutta la magia di Norimberga, patria di meravigliosi giocattoli meccanici, e quella di un piccolo regno immaginario popolato da bambole con raffinatissimi vestitini di seta, soldatini che si animano di notte e animali parlanti che lanciano spaventosi incantesimi. Si dice che la versione di Hoffmann sia destinata agli adulti e che quella di Dumas piaccia ai bambini; in realtà, pur ridimensionata negli aspetti noir, anche la versione francese, che pone l’accento sul racconto di bambini dai buoni sentimenti disinteressati, non esclude temi cari alla tradizione delle fiabe tedesche – i topi, lo spavento – che sempre strizza l’occhio al terrifico (basti citare le fiabe dei Fratelli Grimm), e gioca intersecando il piano del sogno e quello della realtà. È una storia davvero incantevole, da neve alla finestra, poltrona vicino al camino e tazza di tè o cioccolato; ovviamente un perfetto regalo di Natale ma talmente classica da piacere a grandi e piccini in qualunque momento dell’anno. In ogni caso, si tratta di una edizione talmente elegante - dalla scelta della carta a quella della copertina - di questa favola senza tempo da non poter mancare assolutamente in nessuna biblioteca. Anche in piena estate.



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