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Storia sentimentale dello sport italiano

Storia sentimentale dello sport italiano

1982.Quando l’aereo presidenziale atterra sul suolo italiano, molti si aspettano che ad uscire per primo, con la coppa in mano, sia il Presidente della Repubblica. Invece no. Sandro Pertini scende in fretta, con il passo ancora ben fermo da vecchio giovanotto e lascia la coppa della felicità alle sue spalle. La coppa la regge Enzo Bearzot ed è giusto che sia così. La vittoria dell’Italia ai mondiali di Spagna ha permesso a tutti di riscoprire un senso di italianità da troppo tempo mortificato. E la missione di Pertini che, italiano tra gli italiani, ha trascorso con gli azzurri, nel giorno in cui si è disputata la partita finale, quello che definirà da ora in poi “il giorno più bello della mia presidenza”, si esaurisce qui. Il calcio resta calcio, meglio non confondere le cose… 1984. È una gioia immensa e va goduta appieno. Francesco Moser, trentatré anni, conquista il suo primo Giro d’Italia completando, dopo il record dell’ora e la Sanremo, il miracolo che decreta la sua resurrezione atletica. Insieme a lui, nell’Arena di Verona, l’Italia intera intona la marcia dell’Aida. Sì, perché Moser è un campione tenace e un uomo vero. Onore anche a Fignon, che il giro non lo ha vinto, ma lo ha nobilitato con la sua lealtà e il suo coraggio… 1988. Tutti sanno che Alberto Tomba è il più forte, ma tra tutti coloro che attendono davanti alla TV non c’è nessuno capace di non pensare alle innumerevoli insidie che si nascondono lungo una pista da sci. Ma Tomba è Tomba e una volta ancora non delude. La sua potenza riesce nell’incredibile avventura di fare interrompere il Festival di Sanremo per mostrare la sua conquista dell’oro ai Giochi di Calgary. È proprio lui, l’Alberto nazionale, quel ragazzone emiliano che ha l’oro nel sangue e sa come mandare a letto un’Italia contenta… 2004. La morte di Marco Pantani – l’uomo per il quale la vita è una soltanto, quella incontrata in bicicletta, è un lutto che entra nelle case di ciascun italiano in modo violento, è una mazzata enorme che, oltre al dolore, genera un grande rimorso collettivo…

Le parole di Zanardi, nella postfazione a questo libro, sono azzeccatissime e rappresentano il giusto omaggio a “un uomo che non deve ricordare a tutti quanto ha già combinato nella vita”. L’uomo in questione è Candido Cannavò, noto giornalista – nato a Catania nel 1930, aspirante maratoneta mancato e da sempre appassionato di sport – e per diversi anni direttore de “La Gazzetta dello Sport”. Una raccolta dei suoi articoli più belli, in ordine cronologico, dai suoi esordi fino al 2009, costituisce questo volume, che racconta di un uomo profondamente innamorato della sua professione, di un giornalista convinto che la vera essenza dello sport risieda in quell’esplosione di passione che si genera quando raziocinio ed emozione si incontrano. Quasi cinquant’anni di vita e di manifestazioni sportive – vittorie, sconfitte, scandali e delusioni – sono il filo conduttore di articoli in cui la penna di Cannavò, strumento potente e sanguigno come l’anima dell’uomo del sud che la impugna, amalgama con maestria resoconto oggettivo e opinione personale. Enzo Ferrari, Francesco Moser, Sandro Pertini, Alberto Tomba e Pietro Mennea sono alcuni tra i fuoriclasse di cui Cannavò ritrae la vera anima. E poi ci sono le gesta di Paolo Rossi, il racconto a posteriori dei mondiali di calcio del 1982 e la vittoria mondiale dell’Italia di Lippi nel 2006, l’ultimo derby di Paolo Maldini e il dramma di Borgonovo, la morte di Marco Pantani e la scalata al successo di Federica Pellegrini. Racconti memorabili, che abbracciano gran parte dello sport italiano e ne ritraggono anche le pagine più tristi – quelle sul doping, per esempio – in cui si manifesta tutta l’indignazione di un uomo che partecipa emotivamente ed empaticamente a ciascuno degli avvenimenti di cui scrive. Sfogliando le pagine del volume – pubblicato a dieci anni dalla morte del giornalista – si ha l’impressione di leggere un vero e proprio romanzo dell’Italia sportiva e non importa quale episodio si decida di leggere per primo: ogni articolo trasuda emozione e partecipazione. Ogni storia è raccontata con il cuore e diventa, quindi, patrimonio sentimentale preziosissimo a disposizione di tutti.