Storie del pavimento

Storie del pavimento
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Una camera può essere un dedalo labirintico in cui si intrecciano vicende, emozioni, esperienze. La carta da parati sui suoi muri o le piastrelle del pavimento possono celare elementi importanti per una scoperta interiore. Tra le ombre dei mobili si muove Paolino, consapevole di dover giungere ad una destinazione che non ha ancora compreso. La stanza è forse il punto di partenza e di arrivo, ma sa di non essere solo. Tra la polvere, nascosta sotto l’ombra di mobili che circondano e ingombrano, e le briciole di pane si intravedono i Grandi con le loro apparentemente stabili certezze. Tutto si muove, cambia di posto in continuazione mosso da Macchine che hanno l’affanno di creature mostruose. Ciò che non è stato ancora decifrato trova così scenografie in perenne movimento che mettono in luce o nascondono dettagli importanti che si possono raccogliere come pezzi di un puzzle. Sugli scaffali di una libreria di cui servirsi per fare un resoconto dettagliato di un’esistenza, si richiamano memorie e si lascia che il futuro faccia il proprio corso. Nei cassetti appaiono divinità della stessa grandezza morale dell’Omino dell’Ombra, dèi innocui o forse no, con barbe dalla lunghezza non indifferente e scarpe dai colori sgargianti. Cosa vogliono dirci? Qual è il Vero che ci indicano? Forse vogliono riportarci lì fuori, aldilà di quelle tende, verso quella estate che era l’unica dimostrazione tangibile di una vita che scorre inesorabilmente all’interno di un luogo claustrofobico, ma molto stimolante…

Questo libercolo di Gherardo Bortolotti prende ispirazione dal romanzo Viaggio intorno alla mia camera di Xavier de Maistre, del 1794. Ai quarantadue capitoli dello scrittore francese, equivalenti ad altrettanti giorni di isolamento all’interno delle stesse quattro mura, corrispondono quarantadue pagine di un ipotetico diario che va dal primo febbraio 1790 al 30 marzo dello stesso anno. Il tono malinconico di stampo quasi romantico lascia il passo a brevi racconti simili quasi, nella forma, a poemi brevi che si leggono tutto di un fiato, lasciando un senso di vertigine. Non è facile, infatti, leggere questo… Romanzo? Pamphlet? Esperimento letterario? (la definizione giusta, credo, non esista e ad esso possono adattarsi diversi termini, a giudizio insindacabile del lettore). Non ci si può rifare ad un’esperienza pregressa, perché difficilmente quest’opera assomiglia a qualcosa già pubblicato. Ci si deve lasciare guidare dalla voce dell’autore, che si diverte a confondere o lasciare con interrogativi mai risolti in un cammino scosceso e dal terreno alquanto sdrucciolevole. A volte le parole diventano eccessivamente poetiche, altre sembrano macigni che ostacolano la possibile fluidità dei “versi”. Se da una parte ci si vorrebbe immergere in questo mondo magico per comprenderlo meglio, dall’altra ci si rende conto che l’unico modo per apprezzarlo davvero è lasciarsi trascinare dalla corrente senza troppe domande.



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