Storie di fiori

Storie di fiori

È trascorsa la giornata del diploma alla Scuola Inglese XX, le ragazze stanno per cominciare una nuova vita e la signorina Katsuragi sta per lasciare Tōkyō e trasferirsi in una piccola prefettura per insegnare. Lei, così schiva e anticonformista, chiamata da tutte “la filosofa”, diventerà professoressa, lavoro scelto per sfuggire al matrimonio, non per vocazione e immagina che la licenzieranno presto... Trasferirsi dall’Italia al Giappone a soli 7 anni è spaventoso. Nel collegio le suore e le altre bambine sono gentili, cercano di farla sentire a suo agio, ma non basta a farle dimenticare sua madre. Per fortuna c’è la bella fanciulla che non vuole rivelarle il proprio nome e le chiede di dargliene uno nuovo. La chiamerà “Signorina Sara”, come la protagonista de La piccola principessa, il suo libro preferito... È il primo giorno di scuola, tutte le ragazze sono riunite in palestra, ogni gruppo si reca ordinatamente nella propria classe e tra quelle dell’ultimo anno spicca lei, bellissima nel suo kimono viola. Toyoko ne è stregata, deve scoprire come si chiama... Reiko e Yukiko si conoscono dalle elementari e benché profondamente diverse per carattere ed estrazione sociale, entrambe seguono gli stessi studi fino all’adolescenza, incluso il corso di violino... Tamaki, con la sua bellezza enigmatica e virile, nutre sentimenti del tutto femminili. Il suo cuore, turbato dallo sguardo della madre, che la osserva da un dipinto in salotto, batte per la giovane Masuko... La maestra Miyako accompagna le giovani allieve sul traghetto e mostra loro i fiori sulla riva del fiume. Tra le scalmanate ragazzine, interessate più ai dolci che ai fiori, spicca Sachichan, l’unica a mostrarsi interessata a ciò che indica la bella maestra... Una quindicenne dall’aria esausta, apatica, risale con fatica gli scalini dell’abbazia cattolica di Ōura. Da una delle finestre suor Rosette la osserva e incuriosita si nasconde dietro i tendaggi della chiesa per udire la sua terribile confessione...

“Sulla terra il lamento delle fanciulle ritornerà ancora e ancora, enigma impossibile da sciogliere per l’eternità.” Sono così le fanciulle descritte da Yoshiya Nobuko (1896 – 1973), uno svolazzare di maniche di kimono, colletti bianco puro, capelli corvini, sopracciglia incantevoli, labbra tremule, timidi sorrisi e cuori colmi di turbamento e amore per una compagna di scuola, una professoressa, un’amica, un’allieva. Diciotto racconti che mostrano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, l’innocenza che si confronta con una realtà fatta di imposizioni familiari, schemi sociali e responsabilità. Amare con la consapevolezza che non c’è futuro. A ciascuna fanciulla è legato un fiore in particolare, che sia emblema della sua natura e del momento in cui i suoi sentimenti si sono manifestati. Pubblicati sulla rivista femminile “Shōjo gahō” dal 1916 al 1924, in piena epoca Taishō, questi racconti descrivono le atmosfere, l’educazione, le convenzioni della società giapponese dell’epoca. Tramite piccoli, preziosi dettagli descrittivi è possibile immaginare quei volti smarriti, innamorati, segreti. Le storie sentimentali della Yoshiya sono delicate, semplici nel mostrare la quotidianità di queste ragazze, ma anche terribilmente malinconiche, poiché nessuna di loro può infrangere le aspettative del mondo in cui vivono. Lo stile letterario raffinato, sobrio, con immagini di bellezza e purezza ha reso i suoi scritti accessibili a tutte le donne. Questa elegante scrittrice anticonformista, cresciuta in una famiglia benestante della borghesia e educata in modo tradizionale, inizia a pubblicare racconti a soli 12 anni, ed è tra le prime a dedicarsi al mondo femminile nei suoi aspetti più intimi, influenzando la letteratura degli anni successivi. Indossa abiti maschili, porta i capelli corti alla moda occidentale degli anni ’20, ama per cinquant’anni la compagna Monma Chiyo, che adotta per tutelare entrambe davanti alla legge, sia per quanto riguarda questioni di eredità che mediche. La Yoshiya ha lasciato il segno nella cultura giapponese ispirando film, dando spunto a giovani mangaka (il genere shōjo nei manga è tutt’oggi ricchissimo di titoli), e facendo sognare romantici amori a tante donne. La traduttrice Paola Scrolavezza cura una interessante postfazione alle Storie di fiori (in originale Hana Monogatari), con approfondimenti e spunti in merito alla cultura dell’epoca e alla sua evoluzione.



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