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Stupidi e contagiosi

Settembre ’96, tredici settembre, l’inizio dell’ultimo anno scolastico. Sebbene molti non si siano visti per tutta l’estate, al trillare della campanella si trovano tutti nell’edificio. Alcuni di loro sono sotto le grinfie del Golem, la tenebrosa insegnante di italiano e latino, altri sotto quelle del Moloch, spaventosa docente di Matematica e Fisica. Sono tutti in classe, pronti per l’anno che li porterà in gita a Barcellona, che li renderà pronti per l’università, si spera. C’è Alexander, che a tennis è parecchio bravo e non sa cosa farà tra dodici mesi. C’è Carlo Gustavo, che probabilmente conosce tutto lo scibile umano ma non ha mai sfiorato una ragazza. C’è Federico, che si vanta di averne sfiorate a centinaia mentre in realtà è messo come Carlo Gustavo. C'è Zeno, che di ragazze ne ha quante ne vuole, ma non è in grado di pensare con la propria testa. C’è poi Moya, che ama Gamla Fru, che a sua volta ama Pinkerton. Ci sono poi Vibenna e Mastarna, inseparabili migliori amici. E poi c’è la sorella di Vibenna, Zelda S., che va dietro solo agli universitari. Ci sono infine Ariel nata con le Ali e Kazu Merino, che, semplicemente, stanno avanti. Tutti loro, insieme, si avviano a passi veloci verso la prima sfida dell’anno: le elezioni di rappresentanti di istituto…

Scorrendo tra gli archivi digitali di un qualunque quotidiano nazionale, è possibile imbattersi in qualche immagine un po’ nostalgica ma rappresentativa di un’okkupazione degli anni ’90. Le aule e i corridoi sono pieni di studenti che discutono e si confrontano, e fa un po’ ridere, data la situazione in cui versa la scuola al giorno d’oggi, vedere anche i sacchi a pelo sistemati per terra. Giovanni Za, barese classe ’78 al suo romanzo d’esordio, nel 1996/7 doveva essere proprio all’ultimo anno del suo percorso scolastico, perché questa situazione nel suo romanzo d’esordio Stupidi e contagiosi l’ha descritta proprio bene. Così come deve per forza aver dato più di un’occhiata al film Come te nessuno mai di Gabriele Muccino, perché c’è più di qualche somiglianza tra i due prodotti. Per il resto, questa Antologia di sogni e desideri di medio borghesia tardonovecentesca (questo il sottotitolo del libro) è un’opera a sé stante, che non dispiace né tuttavia lascia qualcosa una volta portata a termine. Tra i pregi c’è sicuramente l’offerta di un campionario vario, ben caratterizzato e anche divertente di adolescenti-tipo degli anni ’90 e tanti bei consigli musicali. Tra i difetti, che purtroppo prevalgono, il fatto che nei riferimenti in quelli politici e socio-culturali si senta tutto il peso del secolo scorso, cosa che rende di difficile digeribilità la lettura e allontana il libro dal suo lettore (a meno che esso non sia nato tra il 1975 e il 1980).