Sul filo dell’acqua

Sul filo dell’acqua

Appena entra nel locale, capisce che nessuno si aspettava di vederla. Si avvicina alla festeggiata e le porge un pacchetto con il suo regalo, mentre le augura buon compleanno, sperando che tutti prendano per imbarazzo quella che invece è null’altro che paura. La cameriera aggiunge un nuovo coperto e Chiara si siede, poi prende la bottiglia dell’acqua e beve, trattenendo con forza le lacrime. È dall’alba di quel giorno che piove e Chiara è riuscita a sfidare l’acqua e a raggiungere il suo ufficio, al mattino, solo concentrandosi sulle parole che il padre è solito ripeterle per darle coraggio. Ha paura dell’acqua Chiara, da quel maledetto 4 novembre dell’anno precedente, quando si è trovata in pericolo durante l’alluvione e quel sommozzatore l’ha portata in salvo, lasciando solo il suo collega. Fosse stata in mare aperto, non avrebbe avuto problemi, perché sa nuotare bene e forse sarebbe riuscita anche a fronteggiare la corrente. Ma tutto quel fango che l’ha travolta insieme all’acqua e l’ha colpita alle spalle, non appena è riuscita ad uscire dall’abitacolo della propria auto, le ha provocato un’ondata di panico talmente violenta che non è stata in grado di reagire in alcun modo. Si è sentita avvolta in una melma fangosa: fango in gola, sotto la lingua, nel naso, ovunque. Ha cercato di liberarsi scalciando a destra e a sinistra e agitando le mani in tutte le direzioni possibili. Quando si è resa conto che le forze la stavano abbandonando, ha sentito qualcosa afferrarla e spingerla verso l’alto. Quando poi il suo respiro è tornato regolare, il suo salvatore, Andrea, si è presentato, per lasciarla subito dopo e dedicarsi alle operazioni legate alla messa in sicurezza della zona, nuovamente a rischio a causa dell’improvvisa rottura di un nuovo argine. Qualcuno tra loro ha cominciato a dare nuovi ordini e, quasi subito, un nome ha cominciato a serpeggiare tra loro, un vero e proprio grido d’aiuto: Enrico...

Un intenso viaggio attraverso le più variegate sfumature dell’animo umano. Otto vite che, come gorghi che si formano sull’acqua - elemento cardine della narrazione - si increspano, creano pericolosi mulinelli, si inseguono, si scontrano e si fondono. Un intreccio di storie sapientemente amalgamate, come le tessere del grande mosaico che è la vita, che raccontano la profondità dei sentimenti, la fatica del vivere, la resilienza e il coraggio e vogliono essere, insieme, una dichiarazione d’amore ad una città – Genova - per la quale l’acqua ha da sempre rappresentato croce e delizia. L’ultimo romanzo di Sara Rattaro racconta la storia di Chiara, Anna, Giulia, Enea, Angela, Carlo, Andrea, Marco ad un anno da quel terribile 4 novembre 2011, quando una devastante alluvione ha ricoperto gran parte del capoluogo ligure di acqua e fango e ha cambiato profondamente il destino dei suoi abitanti. I protagonisti, uniti da un filo invisibile, sono usciti da quell’esperienza ammaccati e profondamente cambiati- anche se in alcuni casi inconsapevolmente- e hanno dovuto operare nuove scelte con le cui conseguenze si ritrovano ora a fare i conti. C’è chi ha perso un amico e chi un amore; c’è chi ha dovuto affrontare un addio e chi ha trovato qualcosa di nuovo; c’è chi ha pianto il dolore di una perdita e chi sta per piangere la gioia di una nuova vita. Otto storie che scorrono per lo più parallele ma che finiscono poi, grazie al caso o al destino, per incontrarsi e prendersi per mano, per affrontare unite e, proprio per questo, più forti, le paure di un domani incerto ma possibile. Con una struttura narrativa come al solito sapientemente sviluppata, la Rattaro dimostra una volta ancora la sua abilità nel raccontare i sentimenti e gli stati d’animo e nel regalare al lettore spaccati di vita realistici e degni di significato. Una lettura profonda e intensa, assolutamente consigliata, soprattutto a chi ha smesso di credere che nella vita sia sempre possibile stupirsi.



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