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Sulla sedia sbagliata

Sulla sedia sbagliata

Francesca è appena uscita dalla sala operatoria. In ospedale è arrivato il corpo di una ragazza, ferita in un incidente stradale, con il cervello ormai morto. Si tratta di Beatrice, la figlia minore di Teresa, la signora alla quale Francesca porta spesso gli abiti a rammendare. Teresa negli ultimi giorni aveva visto qualche cambiamento in sua figlia. Ha notato che mangiava un po’ di più e che passava parecchio tempo davanti allo specchio dove, finalmente, si pettinava. Poi, anche se con il padre erano continue liti, aveva finalmente tolto quel fastidioso broncio dal suo viso e i suoi modi si erano un poco addolciti, erano meno bruschi. Forse Beatrice si era innamorata e l’amore, specie per un’adolescente, fa bene all’umore. Francesca è riuscita ad ottenere l’autorizzazione per l’espianto degli organi della giovane: cuore, fegato, pancreas, reni e cornee. La tensione è alle stelle e il tempo a disposizione è davvero poco. La dottoressa si augura che sia arrivato il momento del trapianto per alcuni suoi pazienti, specie per Zoe, una ragazzina affetta da una forma di diabete piuttosto aggressiva. Per ben due volte in passato si è illusa, ma in entrambi i casi le prove di compatibilità hanno spinto i medici a preferirle un altro candidato. Francesca spera davvero che questa sia la volta buona anche per lei e chiede alle infermiere di procedere con le telefonate ai vari candidati. Quando Zoe arriva in ospedale, si accorge che Margherita non c’è e le sembra molto strano non vederla girare in camice intorno a lei. È la sua infermiera preferita, quella che spesso, in occasione dei frequenti ricoveri ospedalieri di Zoe, finito il turno si siede ai piedi del suo letto e la ascolta, con il calore e l’affetto di una mamma. E Margherita lo è, una mamma, anche se non è facile essere la mamma di Valeria...

Andrea, Francesca, Teresa, Beatrice, Barbara, Margherita, Valeria, Paolo, Zoe. Nove nomi che racchiudono storie di sofferenza, di amore e di sconfitta. Diversi io narranti che raccontano storie dure e strazianti di vittime e carnefici, tragedie che si intrecciano e si annodano al senso di incredulità che inevitabilmente coglie chi a queste narrazioni si avvicina. Al centro di ogni storia il rapporto madre/figlio e le voci, straziate dal dolore, di chi racconta la propria rabbia, il proprio senso di colpa, il proprio stato d’animo nell’istante immediatamente precedente l’azione tragica o la consapevolezza della propria debolezza. Dietro ad Andrea, ragazzo bello giovane e fortunato che si trasforma in spietato assassino, Beatrice, troppo giovane per morire, Zoe, la cui giovane vita è appesa a un filo, Paolo, ferito e accecato d’odio e Valeria, che ha deciso di scomparire, ci sono altrettante madri, ciascuna seduta sulla sedia sbagliata forse, ma tutte paralizzate dalle stesse paure e confortate dalle stesse speranze. Tutte ad interrogarsi sugli errori commessi, sulle parole non dette, sui campanelli di allarme non ascoltati, sulle scelte operate, sulle possibilità sfiorate e non colte, sui “se” e sui “ma”. E nel leggere il tormento di queste madri - il cui cuore batte all’unisono con quello dei figli, qualunque cosa essi siano diventati - il lettore non può far altro che sentirsi a sua volta seduto sulla sedia sbagliata e provare un senso di pericolosa vertigine che lo fa barcollare e lo spinge a chiedersi chi siano le vere vittime e chi i veri carnefici. Una storia potente che parla di amore materno e perdono, di dolore e speranza. Una scrittura lucida, diretta e senza fronzoli, che non tace alcunché e sa dar voce alle emozioni. Un romanzo capace di raccontare l’amore, anche quello che sbaglia, distrugge e annienta, anche quello incredulo e carico di disperazione di una madre che soffre, perché “Dietro un cuore colpevole ce n'è sempre almeno un altro che di quella colpa si trascina dietro la vergogna.”