Taccuino delle piccole occupazioni

Taccuino delle piccole occupazioni

Girolamo soffre di narcolessia, ovvero si addormenta all’improvviso: le crisi del suo disturbo si presentano al momento di prendere una decisione, e la durata del sonno e il livello di stordimento che ne deriva sono proporzionali all’importanza della decisione da prendere. Girolamo ha dei problemi con la cognizione del tempo e a volte si convince di aver appena parlato con un amico che non vede da vent’anni. Girolamo è nato il 29 febbraio, un giorno che esiste ogni quattro anni, e ha un rapporto conflittuale con il suo cognome, Girolimoni, lo stesso del presunto Mostro di Roma, un cognome che in famiglia è l’unico a portare. Girolamo è convinto che da qualche parte, in città, abiti un suo doppio. Girolamo ama fotografare e odia i turisti perché non vuole essere scambiato per uno di loro. Girolamo “quasi non frequenta più nessuno, non ha figli, non ha parenti”; è appassionato di astrofisica, cosmologia ed esobiologia, ma ne sa poco di tutte e tre. Girolamo è stato fidanzato con Viola, a un certo punto della sua vita, ma Viola è come se ci fosse stata sempre e non ci fosse stata mai. Girolamo ha fatto il facchino e ha lavorato in ufficio, ma cosa sia successo prima o dopo è impossibile stabilirlo: per Girolamo “il presente non esiste”. Girolamo parla con un medico dei suoi problemi mnemonici e con un orologiaio di tutto il resto, finché, nel tentativo di prenotare degli esami, non scopre che in città abita davvero un uomo che si chiama come lui, “è nato lo stesso giorno”, e “per giunta alla stessa ora e nello stesso ospedale”, un vero e proprio Doppelgänger...

Taccuino delle piccole occupazioni è un romanzo scomposto, costituito da 55 capitoli che approfondiscono altrettante caratteristiche del protagonista, in un’anti-struttura che ricalca quella degli scritti che Girolamo ha accumulato per anni e conservato in una scatola con “un ordine anarchico”. Questo caos apparente rispecchia le conseguenze di alcune forme di narcolessia, come la difficoltà a datare gli eventi, un costante offuscamento mentale e, non di rado, allucinazioni ipnagogiche: “I ricordi, dottore. Non riesco a dargli un ordine. [...] Confondo perfino i piani temporali. [...] si mischiano tra di loro e non so più distinguere il presente dal passato”. Nella vita reale la narcolessia può avere ripercussioni serie, ma in Taccuino domina un piglio trasognato e filosofeggiante alla Palomar (viene anche omaggiato Il seno nudo), e il disturbo viene nominato soltanto nel primo capitolo come chiave di lettura per tutto ciò che segue. Da un lato, abbiamo i capitoli riflessivi e atemporali, dall’altro quelli da memoriale, che però non seguono un ordine cronologico: il risultato è che in un capitolo Girolamo è anziano e in quello dopo seienne, in uno fa un lavoro e nel successivo un altro, e così via. Un esperimento simile l’ha fatto Angelo Calvisi in Gli altri fanno volume, dove però le dimensioni alternative sono solo sei e radicalmente diverse tra loro, mentre in Taccuino il protagonista, molto più frammentato, non varia poi così tanto nei diversi momenti della sua esistenza. Per via del procedimento con il quale viene costruito, Girolamo avrebbe potuto evocare un Oblomov o un Ulrich, ma per eludere lo psicologismo Graziani fa interagire poco i vari tasselli, dimostrando così l’assenza di conflitto, per l’autore, tra il piacere della catalogazione e l’impossibilità, in una visione olistica, di ridurre un individuo alla mera somma delle sue parti. Non è un caso se, nonostante tutte le riflessioni, le preferenze e gli interessi, Girolamo senta di non aver vissuto davvero e immagini che qualsiasi altro percorso sarebbe stato identico ma comunque migliore, poiché ciò che non abbiamo vissuto può sempre essere idealizzato, mentre il presente non è che il preludio della malinconia (parola chiave del romanzo). È forse per questo che Girolamo decide di incontrare il suo doppio: spera che, da qualche parte, esista una versione anche leggermente migliore di se stesso. Comunque lo si voglia interpretare, Taccuino è un’opera intelligente, piacevole, sobria e riuscita, una felice messa in atto delle Lezioni americane di Calvino. Forse a volte il passo è un po’ lento e alcune riflessioni risultano meno originali o divertenti di altre, ma nell’insieme l’opera è di una coerenza formale e contenutistica encomiabile. Graziano Graziani (Roma, 1978), voce di Radio 3, già autore di Atlante delle micronarrazioni e Catalogo delle religioni nuovissime, entrambi per Quodlibet, è un narratore maturo e senza dubbio da seguire.



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