Tempo con bambina

Tempo con bambina

13 marzo 2020: 15.000 i contagiati in Italia, quasi 129.000 quelli nel mondo. “Questa minaccia collettiva ha fatto registrare [...] un forse definitivo arresto della sindrome da onnipotenza. “Voglio ma non posso” è la didascalia della resa collettiva”. I confini si chiudono, uno dopo l’altro. Gli aerei atterrano per non ripartire, o se ripartono non è dato salirci. La vita di una scrittrice non procede molto diversamente dal solito, tra i libri da leggere e quelli da scrivere. Se non fosse che quella scrittrice è anche nonna e la pandemia ha reso la già lontana nipote Mara ora del tutto irraggiungibile. Viene messo in pausa così il ciclico ripetersi di una nonnità semestrale, che si concretizza in due puntate, una invernale e una estiva, e vive per tutto il resto dell’anno in innumerevoli videochiamate tra l’Italia e il Texas. Mara, tre anni di vita e già un passato da scrivere: i primi passi mossi con grande entusiasmo, cadute rovinose dimenticate presto con brevi pianti di circostanza, una cascata di boccoli biondi che arrivano ormai all’attaccatura delle gambe. Per distrarsi dalla fine della simbiosi materna possiede un’arma potentissima: il gioco. Ha poi una lingua madre, Mara piccola, ed è l’italiano. Ma ne ha anche una padre, l’inglese americano, quella del paese in cui è nata. E lo ribadisce in uno scoppiettio di consonanti che si alternano a vocali aperte, sfoderando un bilinguismo convinto e risoluto. Deciso come lei che, ci tiene a precisarlo, è una donna. Una donna, piccola...

Mara piccola, in realtà, è nipote di una nonnità che oltre a essere semestrale è anche acquisita. Lidia Ravera, la nonna in questione, ha ereditato da Mara grande, la sua amata sorella venuta precocemente a mancare, prima una figlia e poi una nipote. E nel descriverci l’affiatato rapporto con quest’ultima, dipinge un quadro sull’essere nonna oggi, traducendolo in un intimo formato epistolare la cui destinataria immaginaria è Mara grande. Un diario, una lunga lettera d’amore per la sorella perduta e al contempo un excursus su quello che la Ravera ama definire il “terzo tempo” della vita, quello in cui “il passato è tre volte più lungo del futuro”. Quello in cui si diventa l’anello debole nella catena degli adulti, potenti ma morbidi, tappabuchi e compagni di gioco, bersagli preferiti dei giovani attori del primo tempo, i bambini di oggi, di cui Mara è un’allegra e scaltra esponente. Essere una nonna lontana, poi, è un’esperienza struggente: la distanza aumenta il desiderio e accresce la separazione. Scrivere di Mara, diventa così anche una terapia, un modo di prolungare il piacere e metabolizzare il ciclico ripetersi del distacco, raccontandoli a qualcuno. Un racconto che assomiglia a un ritratto, dipinto nei minimi dettagli da un occhio avvezzo a catturarli tutti prima che la distanza li renda di nuovo invisibili. Ed è così che ci sembra vedere Mara crescere e, con i suoi capelli biondi sempre più lunghi e i suoi occhi sempre più blu, trasformarsi da neonata ad esploratrice sensoriale, una magnifica macchina desiderante “che marcia veloce verso l’affermazione di un sé minuscolo e già perfettamente strutturato”. Intimo, prezioso, emozionante, Tempo con bambina ci invita a fermarci e riflettere sull’importanza del tempo, di quello che passa veloce e inosservato, nella falsa convinzione che ne abbiamo da vendere. Quello di cui ci accorgiamo solo quando è la lontananza a sbattercene in faccia il ricordo o, in qualche caso, un’inaspettata sciagura collettiva.



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