Testimone allo specchio

Settembre, fine estate, la giovane agente immobiliare Lacey Farrell si reca presso l’appartamento 3 della Settantesima est a Manhattan per incontrare Isabelle Waring, che si è finalmente decisa a vendere la casa della figlia, morta l’anno prima in un incidente stradale. Appena varcata la soglia dell’appartamento, Lacey sente uno sparo provenire proprio dal piano di sopra dell’abitazione. In preda al panico, la giovane sbatte la porta e si nasconde nell’armadio a muro dell’ingresso, appena in tempo prima che l’assassino scenda le scale. Fortunatamente, la trappola funziona e Curtis Caldwell, uno dei possibili acquirenti a cui Lacey aveva mostrato l’appartamento proprio qualche ora prima, esce dall’appartamento con una pistola e una cartella sotto il braccio. Lacey sa che l’omicida impiegherà pochi minuti a capire che lei in realtà non è scappata ma si trova ancora dentro l’appartamento e così esce dall’armadio e chiude la porta d’ingresso. Purtroppo per lei, però, Curtis ha visto che è stata lei a chiudere la porta e sa quindi che sarà l’unica testimone che potrà accusarlo dell’omicidio. Infatti, Lacey fa appena in tempo a scambiare poche parole con la moribonda Isabelle, che le fa capire che la chiave di tutto è nel diario di sua figlia che stringe tra le mani. Una figlia, morta in uno strano incidente stradale circa un anno prima e alla cui accidentalità Isabelle non si è mai data per vinta. Lacey, che doveva semplicemente occuparsi della vendita di un appartamento, si ritrova così direttamente coinvolta in questo terribile delitto, con il ruolo alquanto scomodo di testimone…

Il romanzo comincia svelando immediatamente l’identità dell’assassino, eppure Mary Higgins Clark trascina il lettore nella storia, avventurandosi a comprendere il movente del delitto. Una lettura scorrevole e una trama incalzante che tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine. Particolarmente interessante il risvolto del programma di protezione testimoni statunitense e soprattutto lo scardinamento psicologico che ne consegue. La Higgins Clark si addentra nella psiche di Lacey e nelle sue difficoltà quotidiane mentre tenta di cancellare non solo la sua identità e il suo passato, ma anche i rapporti con i suoi cari. Perché se per il programma protezione testimoni, l’autrice ha fatto le sue ricerche, l’analisi di ciò che avviene nei segreti meandri della mente umana è tutta opera dell’autrice, che riesce con maestria a farci penetrare nell’animo di Lacey, sentendoci un tutt’uno con lei, prevedendone e condannandone la banalità dei suoi errori e assolvendola immediatamente per tutti i passi falsi compiuti. Ci si cala infatti così intensamente nei panni della Farrell che si comprende appieno il suo dissidio interiore, perché nessuno reggerebbe a lungo il taglio netto dai rapporti più intimi con i propri cari, con la città di appartenenza, con tutto il proprio vissuto per ricostruirsi una falsa identità fatta comunque di rapporti superficiali e di mezze verità. Difatti, sempre per la propria incolumità, Lacey non può avvicinarsi troppo alle altre persone e costruire nuovi rapporti che si possano definire veramente intimi, perché poi le persone cominciano con le domande e si potrebbe rischiare di incorrere in incongruenze … Proprio per questo il lettore la assolve: d’altronde chi avrebbe voglia di basare tutte le proprie relazioni su delle continue menzogne?

 


 

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