Teutoburgo - La selva che inghiottì le legioni di Augusto

Nell’anno 9 d.C., nell’oscura selva di Teutoburgo, le legioni XVII, XVIII e XIX vengono massacrate durante un’imboscata tramata da Arminio, capo della tribù germanica dei Cherusci. La coalizione dei barbari riesce in un’impresa eccezionale contro forze numericamente superiori, meglio equipaggiate e addestrate a una ferrea arte bellica. Dalla parte dei guerrieri germanici ci sono l’astuzia del loro capo, fino a quel momento fido alleato di Publio Quintilio Varo, e l’ottusità del generale romano; ma soprattutto, con i barbari si schierano la selva, il furore guerriero, lo spirito indomabile e libero del popolo germanico, di cui i Romani serbano un timore quasi sacrale. L’imperatore Augusto, in preda alla collera per una tale disfatta, sbatterà la testa contro un muro gridando: “Varo, rendimi le mie legioni!”; nondimeno, lascerà al successore Tiberio l’indicazione di non tentare di nuovo l’espansione verso nord. Arminio fu un eroe della libertà oppure un vile traditore dei suoi alleati romani? Quali forze politiche e culturali hanno mosso e sostenuto una tale coalizione di tribù barbare? Al di là della propaganda sull’impero universale, quali sono i reali interessi di Roma nell’Europa centrale, quali le politiche attuate, quali le caratteristiche di un limes, un confine, così poco netto? In una domanda: com’è potuto accadere?

In Italia, l’imponente disfatta di tre legioni romane in territorio germanico è rimasta nell’ombra della più nota battaglia di Canne, dopo la quale sembrava che Annibale potesse mettere a rischio la stessa sopravvivenza di Roma. Tuttavia, la battaglia di Teutoburgo ha un ruolo di primissimo piano sia nella secolare costruzione dell’immaginario collettivo, soprattutto nell’età del nazionalismo moderno, sia per la comprensione storica degli sviluppi che, nel primo periodo imperiale hanno riguardato la presenza dei Romani oltre il Reno. Gli autori di questo saggio ricapitolano, con potenza espressiva e chiarezza nell’esposizione, la situazione degli insediamenti romani, i rapporti politici tra l’impero e le tribù, la natura dell’espansione romana e le conseguenze politico-militari della sconfitta di Varo. Nel corso del racconto, emerge l’intreccio di fattori, da un lato ideologici e immaginifici e dall’altro marcatamente storici, che hanno segnato l’importanza di Teutoburgo nella storia dell’impero. Emergono, cioè, da un lato l’ideologia, la mitologia, le drammatiche tinte dei contrasti tra l’eroico Arminio e l’indolente Varo, e tra libertà e assoggettamento; dall’altro lato, si chiariscono le cause storiche e politiche di quello che sarà la prima grande battuta d’arresto dell’imperialismo romano e del dominio di Roma sul mondo intero. Attraverso precise contestualizzazioni e copiosi riferimenti ai contributi dell’archeologia e dell’antropologia, questo saggio illumina le fattezze di una battaglia oscura e offre uno scorcio impressionante sulle contraddizioni che segnano l’alba del più grandioso impero dell’Occidente.

 


 

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