Ti amo Hamid

Ti amo Hamid
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Baghdad, lontano futuro (o 927 dopo Cristo?). New York è un cumulo di macerie e alla guida del mondo c’è l’Europa. Il dissidente sufi Hamid viene giustiziato, ma misteriosamente torna dalla morte 12 giorni dopo, nonostante la sua testa mozza venga gelosamente conservata dal Presidente iracheno. L’ambiguo poliziotto Lacan viene sguinzagliato sulle sue tracce, mentre l’ex compagno Shibli è roso dai sensi di colpa per aver tradito Hadid. Nel frattempo, sempre più violente azioni terroristiche del gruppo dei karmati – già responsabili del bombardamento di Disneyland - si susseguono, con la regia del loro violentissimo leader Shalmagani...
Spiazzando il lettore ad ogni pagina, sovrapponendo i piani temporali (una metodologia narrativa questa comune a praticamente tutti i lavori dello scrittore settentrionale) e ipotizzando un futuro/passato fosco e violento, Max Adler racconta a suo modo la storia di un personaggio realmente vissuto: il sufi Ibn Mansur al-Hallaj, un mistico giustiziato a Bagdad nel 922 dopo Cristo. Nato nell’858 in Iran in una famiglia dalle radici zoroastriane, viaggiò a lungo, non solo verso la Mecca ma in Asia Centrale e in India, e fatalmente si aprì a contaminazioni inconsuete per il contesto culturale nel quale Ibn Mansur al-Hallaj viveva. Il risultato di queste peregrinazioni anche mentali fu che Ibn Mansur al-Hallaj divenne un sufi ‘anomalo’, che fece la scelta (assolutamente disapprovata dagli altri maestri sufi) di condividere la spiritualità con le masse, di ‘spiegare’ il misticismo al popolo. Una scelta rivoluzionaria che gli costò la vita: il pretesto per le autorità religiose venne da una sua affermazione (probabilmente travisata) durante uno stato di trance mistica, “Ana al-Haqq” (Io sono la Verità). Essendo Verità uno dei 99 nomi di Allah, l’accusa di blasfemia fu automatica: imprigionato per 11 anni a Bagdad e sottoposto ad uno sfiancante processo, Ibn Mansur al-Hallaj fu torturato e crocifisso pubblicamente il 26 marzo 922. Tuttora considerato a seconda dell’appartenenza religiosa un santo o un eretico, nel romanzo di Adler il mistico sufi diventa un rivoluzionario riluttante, un uomo che sembra vivere ad una velocità diversa rispetto al mondo che lo circonda, anche nei processi biologici. Si muove in una città sotto assedio, in guerra con gli israeliti, nel mirino di un gruppo terroristico di ‘new-carmati’ (una versione aggiornata degli sciiti che nel 929 hanno rimosso la pietra nera dalla Ka'aba) e sotto il tallone di un potere corrotto e decadente, mentre ai confini (geografici e mentali) la pressione dell’Europa delle multinazionali diventa quasi intollerabile. Un romanzo moderno, passionale, originale: vale la pena superare le difficoltà di reperibilità e sfidare l’ira dei clonatori di credit card per averlo (i libri editi da Nomade Psichico possono essere acquistati on-line).

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