Tifose

Non ci sono ragioni nel calcio, conta l’amore che a volte ti fa scegliere una maglia piuttosto che un’altra. Le donne amano il calcio per quello che è: ovvero un pallone, ventidue giocatori suddivisi in due squadre avversarie e caratterizzate da storie, colori, bandiere e maglie diverse e poi partite di novanta minuti, nel corso delle quali può succedere davvero di tutto. E con la complicità di sentimenti patriottici e spirito di appartenenza, il numero delle donne tifose di calcio aumenta con le competizioni europee e/o mondiali. Si calcola che in Italia le donne tifose di calcio rappresentino un 25% (mentre sono il 60% in Turchia - curioso, no? - e sopra il 35% in Francia, Spagna e Inghilterra) e in virtù del loro essere multitasking, probabilmente, rispetto agli uomini, sarà sempre possibile vederle fare altre cose insieme, soprattutto quando guardano una partita dal divano di casa. Di contro, però, non vengono mai prese troppo sul serio, tanto che presidenti, direttori sportivi e manager, insomma tutti i dirigenti di una squadra di calcio, sono sempre uomini. Nonostante i sentimenti che animano un tifoso siano gli stessi per gli uomini come per le donne, non si è mai visto però una donna coinvolta in una rissa, perché le donne riescono sempre a essere più obiettive e magari anche maggiormente critiche nei confronti della propria società e squadra. Nonostante tutto solo nel 1991 nasce l’Associazione nazionale femminile italiana sostenitrici squadre calcio, riconosciuta dalla FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio) e dall’allora presidente Antonio Matarrese nel 1994...

Chi l’avrebbe mai detto? Eppure le prime donne che cominciano a frequentare lo stadio si presentano all’inizio del Novecento, mentre le prime tifose organizzate in Italia sono quelle della Juventus che vengono chiamate “Socio-patronesse”. Di episodi e storie di grande passione ce ne sono tanti (la stessa autrice è una supertifosa doriana), a volte riguardano anche la nascita dei primi Club di sole tifose, dal cui esempio poi sono nate molte altre aggregazioni di donne tifose di calcio lungo tutto il nostro stivale. Sono comunque storie di ordinario tifo, di domeniche passate allo stadio, indipendentemente dalla stagione e dal clima, storie di associazioni nate sotto lo stesso simbolo, per la stessa squadra, storie di supporters che, oltre a condividere la stessa passione, si uniscono anche per eventi di beneficenza, per solidarietà e che soprattutto non fanno mai mancare il proprio supporto ai loro beniamini. La squadra è quasi come una seconda famiglia e come tale va trattata, considerata e difesa e guai a far capire di non aver alcun interesse! L’avvento dei social network, il confronto con l’estero e con esperienze simili in Italia fanno parte del percorso delle donne tifose di calcio, ma è necessario non dimenticare che l’intera storia è punzonata di episodi di discriminazione a cominciare dai controlli all’ingresso dello stadio, con le libertà che molti uomini si sono presi, a dimostrazione che pure per seguire un “gioco” come il calcio, considerato, ignorantemente, a solo uso e consumo degli uomini, le donne siano state sempre disincentivate, nonostante il prezioso apporto che possono dare. Una novità? No, forse no, semmai l’ennesima conferma.

 


 

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