Tramonti di cartone

“Ciao straniero, ti stavo aspettando”: è questo l’invito che rivolge la protagonista, una volta che finalmente si è buttata alle spalle il passato, i rimpianti, gli incontri superficiali, le persone che non sono mai state in grado di starle davvero realmente accanto e alle quali ha concesso anche troppo tempo, una volta che si è liberata dall’ossessione di fare sempre la cosa giusta e di piacere sempre a tutti, al sentimento a cui decide di lasciarsi andare, all’uomo che brama conoscere. L’amore, del resto, è un investimento tridimensionale di durata, estensione e profondità… Anna si chiede come facciano gli altri, tutti gli altri, a parlare in maniera naturale della morte. Lei non è in grado di comprenderla. Non solo: lei prova invidia per la speranza degli altri, per quei morti altrui che sono protetti da Dio. Lei sente solo un dolore incastrato profondamente dentro di sé: ha un’unica speranza, di riuscire ad abituarsi, presto o tardi… Si guarda allo specchio e vede un uomo invecchiato, con gli occhi spenti, le spalle curve e un vestito verde fresco di lavanderia: si sente lo squallido interprete di una tragica pantomima. Ma è in quel preciso istante che si accorge di lei…

Oltre venti poesie, quasi una dozzina di racconti e più di trenta immagini che hanno gli stessi titoli dei componimenti letterari, illustrandoli e commentandoli attraverso il linguaggio dell’arte figurativa, declinata nelle sue diverse accezioni, con policromia di sensi, suggestioni e significati. Quest’opera in cui disegni e foto, rispettivamente di Federica Crispo ed Erica Bardi, accompagnano le parole di Marcello Affuso, Valentina Bonavolontà e Giulia Verruti, tutti giovani e molto talentuosi (la prefazione si deve a Sabrina Goglia), è un collage, o meglio un patchwork. Nonostante la varietà c’è però un filo comune, solido e chiaro, che unisce tutte le componenti: il tema centrale, ossia l’emozione e il ruolo che essa ha nelle vite di ciascuno, che immancabilmente si trovano di fronte alla necessità di una svolta, di una presa di coscienza, che arriva nel momento in cui ci si rende conto che non esiste l’obbligo di fare nulla che non vogliamo davvero, o che imponga di tradire la natura intima della propria anima.

 


 

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