Tre

Le probabilità che Claudio non la passi liscia sono alte: del resto ha dato un pugno in faccia al capocronista. Che se l’è assolutamente meritato, ma questo è un altro discorso. La questione che infatti ripercorre mentalmente mentre passeggia con la bocca amara di smog e di rabbia in una Roma meno luminosa del solito è deontologica, etica, professionale, lavorativa, morale. Claudio ha passato infatti tre notti del tutto insonni finché non è riuscito a trovare un alibi inattaccabile per il pregiudicato al momento in carcere con l’accusa di aver violentato una studentessa. È così che deve fare un buon giornalista. E il capo, per tutta risposta, gli cestina il pezzo. Del resto è amico di chi ha compiuto l’arresto. Dunque, la lite. Urla, bestemmie, una roba da far tremare i muri. E poi il pugno. Dieci anni di fatiche buttate nel cestino: ha dato il pretesto a chi non si è meritato nulla di poterlo finalmente cacciare. Mentre passeggia in pieno centro ha la testa che gli scoppia, ha imparato a non vomitare più, si sente morire, e… Quando si riprende, vede accanto a sé una ragazza. Bella, bionda e preoccupata…

Lo sport è una caratteristica tematica molto importante negli scritti di Roberto Di Sante, che ha anche esperienza drammaturgica – oltre che giornalistica, infatti non ci sono fronzoli, il cuore del discorso si evince subito chiaramente, e di appassionato di musica, il che conferisce gran ritmo alla sua scrittura – e si vede chiaramente leggendo la sua prosa limpida, mai didascalica, che con pochi tratti distintivi riesce a descrivere ambienti, situazioni e personaggi nel dettaglio, curando gli aspetti psicologici in modo molto interessante e compiuto. Così come ritorna il tema della crisi dell’uomo contemporaneo, che attraverso un incontro prende finalmente coscienza di sé. L’incontro in questione per Aldo Amedei, il cronista alle prese con un mare di guai personali e professionali e alter ego di Di Sante, è quello con Tre, che è cresciuta a Trastevere e ha tra le molte doti anche un notevole talento da calciatrice, tale che non è stato possibile per nessuno, nemmeno per i più devoti tifosi della Roma, smettere di tifare per lei quando ha giocato a lungo nella Lazio femminile, che ne ha saputo mettere in risalto le qualità: il caso, ammesso e non concesso che esista, fa incrociare le parabole esistenziali dei due fino a comporre la sinfonia di una fiaba d’amore contemporanea lieve e profonda.

 


 

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