Trio

Trio

Sicilia, 1743. Annuzza e Agata, amiche da sempre, ora si trovano una a Palermo e l’altra a Messina e si scrivono con costanza. Agata è sposata e perfettamente consapevole che il marito, Girolamo, brucia d’amore per la sua amica Annuzza. Le due si scambiano anche impressioni su questo, senza mettere mai in discussione la loro amicizia, ma anzi cercando di supportarsi a vicenda. È in una delle sue lettere che Agata annunzia all’amica di topi morti per la strada a Messina e della sua donna di servizio, Crocifissa, che si agita e ha paura della diffusione della peste in città. Agata sembra non dar peso a queste voci, ma Annuzza le dice di fare attenzione, perché l’ultima epidemia di peste è stata annunciata proprio da una moria di topi. Infatti le successive lettere di entrambe arrivano da luoghi diversi dalle città: Castanea per Agata e Casteldaccia per Annuzza. Messina e Palermo sono ormai infestate di topi morti e la peste è già una realtà. Le due amiche, quindi per prudenza si trasferiscono in località di campagna, a ridosso delle montagne, in case non certo piene di confort come le loro e con provviste alimentari che le costringono a mangiare un giorno pasta e ceci, un altro pasta e fagioli e l’altro ancora pasta e lenticchie. Non c’è troppa scelta e per paura dei contagi non comprano nulla nemmeno dai contadini che passano per le case a vendere le produzioni dei loro terreni e dei loro alberi da frutto. L’acqua va sempre bollita e il libero accesso in paese viene lasciato soltanto al cerusico, allo speziale e... al postino!

La pandemia da Covid 19 ha ricordato un’altra epidemia a Dacia Maraini, la peste incontrata sui libri mentre studiava il background per scrivere La lunga vita di Marianna Ucrìa. E infatti, proprio nei due mesi di quarantena, ha scritto questo romanzo epistolare in cui ritroviamo ciò che tutti noi abbiamo vissuto, ambientato però a metà del Settecento, con i mezzi e gli avvenimenti di allora, ma con sensazioni e paure che sono state anche le nostre. Non c’è però solo la peste in Trio: c’è un’esaltazione dell’amicizia, sentimento che fa di due spiriti uno soltanto e che va al di là di tutto, quando è sincero. Forse anche troppo. Le due donne, infatti, pur se dovrebbero lottare per lo stesso uomo, mettono sempre il rispetto e la loro amicizia davanti a qualsiasi altra cosa, vivendo con estrema intelligenza (ma forse poca umanità) una “rivalità”, come quella amorosa, che altrove, di solito, fa grossi danni. Eppure le due, che si scambiano le attenzioni dello stesso uomo, hanno un profondo rispetto per il legame che le unisce, molto di più che per il sentimento dell’amore che in loro non è egoismo o senso di possesso. Anzi, entrambe si sentono in colpa verso l’altra, quando si trovano in compagnia di questo uomo, bello e aitante, ma forse un po’ viziato, che non disdegna la compagnia di entrambe. E soprattutto non nasconde i suoi sentimenti per entrambe. Ma la cosa più strabiliante, lungo tutto lo scambio epistolare, è il continuo parlarsi delle due senza acredine: un esempio che si dovrebbe proprio seguire, anche proprio per salute mentale personale, ma non ne siamo assolutamente capaci. E pur se Agata chiede all’amica di non raccontarle di quando sta con suo marito per riuscire ad andare avanti, Annuzza ribadisce che la loro amicizia, sentimento eterno, è più forte di un amore che, fragile e delicato, è destinato a morire giovane. Ma questo può riuscire a consolare?



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