Troppo freddo per settembre

Troppo freddo per settembre

Napoli. Gelsomina detta Mina, benché provenga dalla medio-alta borghesia, ha scelto di fare l’assistente sociale in un consultorio dei Quartieri Spagnoli. È bella Mina, gli anni sembrano non toccarla e la forza di gravità continua a perdere la battaglia con la sua quinta abbondante, che la imbarazza da sempre e cerca di nascondere in tutti i modi. Inutilmente, peraltro. Al consultorio, oltre alla solita pletora di donne (e non) che vogliono assolutamente essere visitate dal sosia di Kevin Costner che fa il ginecologo e risponde al nome di Domenico “chiamamimimmo” Gammardella - che per inciso ha una cotta tremenda per la collega nonostante una “fidanzata” da mesi e mesi in trasferta africana - si presenta da Mina una vecchia signora. Oddio, che poi vecchia... la vita nei Quartieri spesso ti mette addosso più anni di quelli che hai. La donna è terrorizzata ma decisa ad impedire che il figlio diventi il nuovo boss, ruolo per il quale è già stato designato. Non ne hanno parlato, ci sono cose che non si discutono, ma anche lui vuole una vita diversa con la moglie e il figlio; in prigione si è laureato e studiare gli piace molto più che sparare (che in realtà non gli piace per niente), ma la camorra ha le sue regole e chi nasce in quelle famiglie non ha molta scelta. Il senso di giustizia di Mina non può restare sordo alla richiesta disperata di quella madre: oltretutto, appena uscito di prigione, il ragazzo è andato a trovare un suo vecchio professore che viene trovato morto. A capire se è stato suicidio o omicidio, in quanto procuratore, ci prova l’ex marito dell’assistente sociale, naturalmente senza che nessuno dei due sappia del coinvolgimento dell’altro. Stavolta Mina, senza rendersene conto del tutto, ha una gatta da pelare di quelle pericolose davvero, che oltre a svuotare improvvisamente il consultorio mette seriamente a rischio la vita delle persone coinvolte. Per fortuna anche stavolta potrà contare sulla “complicità” di Mimmo e del portiere del palazzo – non volontarissima, ma insomma... - e delle sue insostituibili amiche...

Ennesimo cambio di stile di Maurizio de Giovanni, almeno apparente: il personaggio è indubbiamente divertente, si caccia in situazioni assurde, quasi mai per colpa sua, ma una trama gialla che fa da base c’è, impeccabile come sempre. Perché apparente, dicevamo? Perché in realtà in questo secondo romanzo, pur mantenendo una cifra più “leggera” rispetto alla componente noir delle altre serie (Ricciardi, i Bastardi di Pizzofalcone e Sara), il mood che accompagna la parte investigativa con un invidiabile equilibrio narrativo riguarda prevalentemente l’essere umano con i suoi sentimenti. Nello specifico un amore speciale, quello che lega un nonno alla sua nipotina, l’unica in famiglia che lo ascolta, che gli vuole un bene profondo, mentre per tutti gli altri è un peso, l’unica a cui affidare un segreto che si scoprirà legato alla vicenda che segue Mina, a sua volta innescata dall’amore di una madre per il figlio. Per la prima volta de Giovanni parla apertamente di camorra: per scelta, come ha più volte dichiarato, non ha mai voluto usarla. Rispondendo a una domanda sul perché stavolta lo abbia fatto, durante la conferenza stampa streaming per la presentazione del romanzo che ha coinvolto fra gli altri ovviamente noi di Mangialibri, ha detto che la camorra altro non è che un’azienda, un business e lui non trova interessante parlarne, ma esiste ed è un sistema di vita alternativo laddove manca lo Stato e allora, visto che è comunque fatta da persone – che il più delle volte non hanno trovato, né forse cercato altre vie – l’ha raccontata dal punto di vista di qualcuno che c’è dentro ma un’altra via la vuole trovare, che si vuole salvare, sia pure a fatica e imbrogliando un po’ le carte, ma soprattutto dando fiducia all’essere umano e alla sua capacità di amare. Un allegro romanzo che come sempre, in un periodo in cui sembra che l’odio sia il sentimento prevalente, parla di passioni. De Giovanni lo ha definito il romanzo dei fuori posto. Mina non appartiene né al suo ambiente di lavoro né del resto è a suo agio nei quartieri alti, Mimmo voleva fare il medico senza frontiere ma non ha avuto il coraggio, il professore unico amico del vecchio insegnante morto pur avendo una cultura medica spaventosa ha optato per fare la vita di un senzatetto, e si potrebbe continuare. Tenace come Sara, dolce come Ricciardi e determinata come la squadra dei Bastardi, Mina Settembre entrerà senza dubbio fra i personaggi più amati fra i lettori e grazie alla fiction in onda su Rai1, anche fra chi preferisce la televisione alla carta stampata.



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